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10 ottobre, Giornata mondiale della Salute Mentale

Di Fabio Buffa

saluteNel 1992 Richard Hunter, vice segretario della Federazione Mondiale della Salute Mentale (Wfmh), decide di istituire la Giornata della Salute Mentale, ovvero un momento di confronto e di scambio di esperienze, tra esperti del settore, il mondo della politica, addetti ai lavori nell’ambito della società e le persone stesse affette da patologia psichiatrica. Gli obiettivi di questa discussione sono tre: la sensibilizzazione sulla salute mentale, superare lo stigma sulle patologie psichiche e il coinvolgimento delle istituzioni su progetti che promuovano il benessere psicologico e la prevenzione. E’ così che, ogni 10 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale.

Quest’anno la data cadrà il prossimo sabato, con appuntamenti che assumeranno una rilevanza profonda e urgente, alla luce delle trasformazioni sociali ed economiche che stiamo attraversando. In una società caratterizzata da ritmi sempre più frenetici e da una precarietà diffusa che investe il lavoro, le relazioni e le prospettive future (tra l’altro ormai siamo nel mezzo di un clima in cui la guerra sembra un fattore a cui ci vogliono fare abituare), la tutela del benessere psicologico non può più essere considerata un lusso o un tema secondario, ma deve essere riconosciuta come un pilastro fondamentale della salute pubblica e dei diritti umani.

Viviamo in un’epoca in cui le performance, la spinta alla produttività a tutti i costi e l’incertezza economica creano un terreno fertile per lo sviluppo di ansia, depressione e forme croniche di stress come il burnout.

La velocità con cui si consumano le informazioni e si richiedono risposte performative, isola l’individuo, spingendolo a nascondere le proprie fragilità dietro una facciata di apparente efficienza. Questa ricorrenza del 2026 vuole scuotere le coscienze collettive, ricordandoci che la mente ha bisogno di tempi di recupero, di spazi di ascolto e, soprattutto, di una rete di supporto solida e accessibile a tutti.

La precarietà moderna non è solo materiale, ma si riflette direttamente sulla stabilità emotiva delle persone, in particolare delle giovani generazioni che si trovano a pianificare il proprio domani in un contesto privo di punti di riferimento stabili. Per questo motivo, proteggere la salute mentale significa agire a livello strutturale, promuovendo politiche del lavoro più eque, riducendo i carichi di pressione sociale e investendo massicciamente nei servizi di assistenza psicologica sul territorio. Non basta più sensibilizzare l’opinione pubblica sul superamento dello stigma, che pure resta un ostacolo culturale da abbattere con determinazione, ma occorre pretendere risposte concrete dalle istituzioni per garantire cure tempestive e percorsi terapeutici che mettano il paziente al centro del progetto clinico.

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