Progetto Senses: 350 studenti nei panni di un non vedente per sensibilizzarli sul tema

Per gli studenti degli istituti coinvolti nel progetto è stata una giornata all’insegna della scoperta. I ragazzi hanno infatti potuto fare una merenda al buio a bordo di “Dark on the Road”, il veicolo-ristorante della cooperativa sociale Abilnova. A guidarli in questa nuova esperienza sono stati i camerieri ciechi della cooperativa. Gli studenti hanno così potuto scoprire il piacere di assaporare il cibo senza vedere. Grazie anche a una lezione di 50 minuti sul tema della disabilità visiva hanno poi accresciuto la loro conoscenza della disabilità visiva, la capacità di mettersi nei panni degli altri e la consapevolezza sulle capacità delle persone con disabilità visiva di condurre una vita qualitativamente simile a quella degli altri.

I risultati

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Caritro, è finalizzato a fornire «un contributo conoscitivo importante per tutte le realtà scolastiche» come spiega Davide Azzolini, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler. «In collaborazione con enti locali e realtà territoriali siamo impegnati ad attivare strategie per potenziare i processi di inclusione degli studenti con disabilità» spiega ancora Azzolini che si occupa di tematiche collegate alla valutazione di politiche e interventi in ambito scolastico e di diritto allo studio. «Allo stesso tempo» aggiunge, «l’intervento valutato non ha prodotto effetti sulle credenze che operano a livello subcosciente, sulla volontà di interagire socialmente con le persone non vedenti o sull’altruismo nei loro confronti. Per approfondire questi aspetti e per identificare gli interventi più efficaci verso tutte le disabilità, sono necessarie ulteriori ricerche e la sperimentazione di interventi informativo-esperienziali più lunghi e maggiormente integrati nelle attività scolastiche». Per poi concludere: «è fondamentale che gli studenti ‘normodotati’ acquisiscano una buona conoscenza delle disabilità e si rapportino nei confronti dei loro pari senza pregiudizi, ma con consapevolezza e informazione».

Roberta Gatto

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