Ictus, cosa sappiamo e cosa fare

La campagna social di ALICe Italia
L’ictus colpisce ogni anno circa 200mila italiani. L’emergenza che ha colpito papa Francesco richiede un intervento (quando è possibile e se se ne ha il tempo) prima possibile per poter ridurre i danni e salvare così la vita stessa.
In Italia nel 1997 è stata fondata ad Aosta (su iniziativa del medico Giuseppe D’Alessandro) l’associazione A.L.I.Ce formata da persone colpite da ictus e loro familiari, neurologi e medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus.
«L’attività degli aderenti» si legge sul sito dell’associazione, «è basata sul volontariato e i finanziamenti derivano prevalentemente dalle donazioni e dai contributi di soci ed enti pubblici.
Lo scopo dell’associazione «è quello di migliorare la qualità della vita delle persone colpite da ictus cerebrale, dei loro familiari e delle persone a rischio». Ma che cos’è un ictus? «L’ictus cerebrale» si legge sempre nel sito di A.L.I.Ce, «è una malattia prototipica: un report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Who del 2005, riporta che, nei Paesi non in via di sviluppo, questa malattia è la prima causa di invalidità e la seconda causa di morte. In Italia rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie e la prima causa di disabilità; inoltre, è la seconda forma più comune di demenza. I suoi costi, economici e sociali, non sono quindi marginali. A tutt’oggi è considerata, a torto, una malattia incurabile e inevitabile».
Cosa si sa dell’ictus cerebrale
«L’uso di farmaci specifici immediatamente dopo l’esordio dei sintomi come l’Alteplase (un farmaco che riapre il vaso che, chiudendosi, ha causato l’ictus cerebrale) non solo può salvare dalla morte, ma anche da disabilità gravi» si legge sul A.L.I.Ce. «Le Unità di diagnosi e cura dedicate (Stroke Unit in lingua anglosassone, in italiano Unità Urgenza Ictus o Centri Ictus) gestite da esperti applicando protocolli di cura definiti, salvano più vite di qualunque trattamento farmacologico». Le soluzioni esistono e l’ictus si può prevenire. Come? Delineando trattamenti mirati e personalizzati, per i quali si hanno evidenze scientifiche di efficacia per le persone a più alto rischio».
I luoghi comune
Esistono «molti luoghi comuni da sfatare, tra cui non ultimo, che si tratti di una malattia che colpisce esclusivamente le persone anziane». I numeri dicono come siano circa 200mila nuovi casi di ictus cerebrale l’anno in Italia». Tra questi, «circa 4.200 colpiscono persone con meno di 45 anni e 10mila con meno di 54».
In Italia, «sono circa 930mila le persone che portano gli effetti invalidanti della malattia e spesso queste persone vengono escluse dal mondo del lavoro, nonostante la capacità, la volontà e il bisogno di continuare a dare il proprio contributo lavorativo alla società. E questo è causato dalle scarse conoscenze, dalla pura ignoranza o dall’impotenza di chi valuta l’eventuale “inabilità” al lavoro di coloro che dalla malattia sono stati colpiti».
La campagna social promossa da ALICe Italia col contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim dice: «gli oggetti non possono parlare, ma i segni dell’ictus sì: il problema è saperli ascoltare». Quattro i segnali chiave della regola “Fast”,che in inglese vuol dire “veloce” e ci aiuta a ricordare i principali sintomi dell’ictus: F come “face” (faccia), A come “arms” (braccia), S come “speech” (linguaggio), T come “time” (tempo).
I sintomi
I sintomi dell’ictus sono: bocca “storta” (più evidente se si prova a sorridere); improvviso senso di debolezza da un lato del corpo, di solito a un braccio (che il paziente ha difficoltà a sollevare) o a una gamba che si ha difficoltà a muovere, o a entrambi gli arti; disturbo del linguaggio sia nella semplice articolazione delle parole, ma anche difficoltà a parlare o a comprendere le parole stesse; possibile disturbo visivo, con la perdita della vista in un occhio o in metà del campo visivo (visione offuscata); perdita di equilibrio o anche difficoltà a mantenere la posizione eretta.
Cosa fare in presenza di uno o più sintomi
Sempre ALICe Italia, raccomanda «di perdere tempo ma di chiamare subito il numero di emergenza 118 o 112 (nelle Regioni in cui è attivo)». Sarà l’ambulanza a portare il paziente non semplicemente nell’ospedale più vicino, ma nell’ospedale che fa parte della “Rete Ictus”.