Iva e Terzo settore ci siamo: dal 1° gennaio 2026 tassa a danno del non profit

Tutta colpa di una procedura di infrazione europea. Per evitarla, l’Italia ha stabilito che dal 1° gennaio 2026 viene meno l’esclusione Iva sui contributi supplementari versati dai soci a favore di associazioni senza scopo di lucro, prive di natura commerciale. Incluse quelle del Terzo settore. Ma c’è un ma: lo Stato non incasserà un euro in più, mentre di contro sarebbe un duro colpo alle associazioni di coesione sociale. Perché tra queste vi sono le attività svolte con i propri soci sulle quali si regge larga parte della vita dell’associazionismo del Terzo settore. Per loro è prevista la mera esenzione dell’Iva e neanche su tutto.

Le associazioni coinvolte

Gruppi scout, associazioni parrocchiali, centri giovanili, centri anziani, associazioni teatrali, gruppi sportivi e migliaia di altre esperienze vengono coinvolte e interessate alla riforma. Non solo vengono gravate di adempimenti poco sostenibili, ma sono anche svilite, trattate come se fossero negozi o imprese e disconosciute nella loro identità di mutuo aiuto e partecipazione: proprio l’essenza riconosciuta dalla Riforma del Terzo settore. Quei contributi che riguardano una condivisione delle spese delle attività, non sono una vendita di prestazioni o altro. Si genera valore, ma esclusivamente, come affermato tra gli altri dalla Responsabile nazionale all’Organizzazione dell’Agesci Loredana Sasso, «un valore che è umano, sociale, ambientale, culturale». Necessario quindi recuperare l’esclusione dando così ragione alla natura mutuale, associativa, dell’essere e fare insieme associazione.

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