Il nuovo rapporto annuale sulla Rete antiviolenza
I dati del 2024 sono stati resi pubblici qualche settimana fa (in formato Pdf al seguente link). Ogni anno, D.i.Re. – Donne in Rete contro la violenza pubblica un report coi dati delle proprie attività. L’elaborazione viene compiuta analizzando i dati di 77 dei 113 centri antiviolenza della Rete dove vengono gestiti complessivamente 204 Sportelli antiviolenza distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tutte le regioni sono coperte, tranne il Molise.
Il questionario
La rilevazione è stata condotta attraverso un questionario disponibile online, composto da sette sezioni, di cui una specificamente dedicata alle donne con disabilità. Ebbene, la rilevazione registra un andamento in crescita delle donne accolte dai Centri antiviolenza della Rete: nel 2024 erano complessivamente 23.851 donne (nel 2023 erano state 23.085), di cui 16.350 (16.453 nel 2023) sono donne “nuove” (che si sono rivolte ai Centri per la prima volta).
Le donne con disabilità nel report annuale 2024
Il primo riferimento alla disabilità si trova nel capitolo dedicato ai Centri della Rete. In esso è indicato come «la Rete dei Centri può contare su 60 strutture di ospitalità (66 nel 2023)» e anche che «i Centri della Rete sono quasi tutti accessibili (oltre 82 per cento) a donne con disabilità motoria» (pagina 9). Un’infografica fornisce il valore assoluto: i Centri accessibili a donne con disabilità motoria sono 93.
Il lavoro dei Centri si regge principalmente sul lavoro delle attiviste volontarie, che sono complessivamente 3.739, mentre quelle retribuite sono 1.159. Le risorse economiche provenienti da soggetti pubblici sono largamente superiori a quelle di provenienza privata, ma risultano «ancora insufficienti nonostante si registrino ogni anno scostamenti positivi».
Le donne escluse dalle Case rifugio sono quelle con disagio psichiatrico (non accolte dal 84,3 per cento delle strutture) e quelle che fanno abuso di sostanze o hanno dipendenze (non accolte dal 85,6 per cento delle case rifugio). Facile ritenere come il «decremento significativo progressivo» di cui si parla nel report annuale sia collegato al fatto che queste donne non vengono accolte.
Nel Rapporto viene indicato come «nel 2024 sono state ospitate in Casa rifugio 946 donne di cui 621 “nuove” e 865 minori di cui 555 “nuovi”» e anche che «ancora una volta il numero di posti letto risulta insufficiente tanto è vero che non è stato possibile mettere in sicurezza 947 donne (673 nel 2023)».
Donne con disabilità
«Le donne con disabilità, fisica sensoriale e/o motoria» si legge nel Rapporto, «incorrono in un duplice processo di discriminazione, che le vede discriminate in quanto disabili e in quanto donne». Mancano però indicazioni sulle donne con disabilità intellettiva e psichiatrica, sebbene anche queste siano esposte a discriminazione multipla.
«Su 113 Centri che hanno partecipato alla rilevazione sono stati 49 che in totale hanno accolto donne con disabilità, di cui 43 hanno accolto donne “nuove”. Complessivamente 348 donne si sono rivolte a un Centro antiviolenza, di cui la maggior parte donne “nuove” (261)».
Quasi tutti i Centri (oltre 82 per cento) sono accessibili alle donne con disabilità motoria che nel 2024 sono il 32 per cento del totale delle nuove con disabilità. Si sono rivolte ai centri anche donne con disabilità intellettiva (20 per cento) e donne con disabilità sensoriale (10 per cento), mentre il 38 per cento ha un’altra tipologia disabilità».
Mentre nel capitolo dedicato alle donne rifugiate o richiedenti asilo vengono forniti i dati percentuali sulle forme di violenza subite, questi dati non vengono forniti (o rilevati?) per le donne con disabilità.
Sono invece presenti i dati relativi al tipo di legame con l’autore della violenza: «Tra le donne con disabilità che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza rivolgendosi ai Centri antiviolenza della Rete D.i.Re., il 91,5 per cento ha subito violenza da una persona con cui hanno un legame affettivo importante. Nel 56,3 per cento dei casi si tratta del partner, nel 17,2 per cento si tratta di un ex partner, nel 18 per cento un altro parente».