Verona, un giubbotto fa sentire la musica ai sordi
Un giubbotto “speciale” capace di coniugare sensi differenti stimolandone uno. Si chiama principio della sinestesia e in questo caso si stimola il senso dell’udito. Il mondo sonoro che ritorna grazie al mondo virtuale. Il digitale che integra creando una sinergia tra medicina e ingegneria elettronica.
Il risultato di questi principi è un giubbotto. Una sorta di «conchiglia» in grado di permettere alle persone sorde (portatrici di impianto cocleare) di poter “sentire” la musica.
Primi test a Verona
Il responsabile funzionale del centro orecchio bionico dell’azienda ospedaliera universitaria dottor Marco Carner l’ha testata su oltre venti pazienti, tra i 19 e gli 81 anni, non udenti e portatori di impianto cocleare. Indossata la “conchiglia musicale dotata di particolari dispositivi, questa è in grado di tradurre il sonoro in vibrazioni. Tutto è regolato da un algoritmo creato per questo scopo dal professor Luca Turchet, docente di Sistemi interattivi multisensoriali al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento.
Inizialmente i test sono stati eseguiti come esperienza immersiva-emozionale solo su persone con udito normale. Il software ha così tradotto la musica in vibrazioni tattili trasmesse attraverso il giubbotto. I risultati? Le prove audiometriche hanno dimostrato un «evidente e significativo» aumento delle capacità dei soggetti nel percepire e distinguere sia suoni che parole, anche in ambienti rumorosi.