Europa, c’è un problema: il calo demografico
I numeri, di diversa provenienza, parlano chiaro e dicono che il declino demografico in Europa accelera sempre più. E così, il saldo tra nati e morti è negativo dal 2012 mentre il tasso di natalità (numero medio di figli per ogni donna) così come pubblicato da Eurostat è sceso a un minimo di 1,38 nel 2023.
Si rischia uno squilibrio generazionale con difficoltà per le imprese (già ben evidente in Italia) nel trovare personale per rimpiazzare chi, raggiunta una certa età, deve smettere di lavorare. Non solo: l’allungamento dell’aspettativa di vita mette in grandi difficoltà i sistemi pensionistici. E non solo per i meri conti economici, ma anche perché mancherebbero i figli che dovranno (?) prendersi cura degli anziani.
In un recente articolo pubblicato sul Guardian basato su dati Eurostat, si fanno anche calcoli e questi dicono come, dagli attuali 447 milioni di abitanti europei, nel 2100 sarebbero 295 milioni: un terzo in meno. Il tutto in assenza di immigrati.
I numeri
Sempre considerando l’ipotesi di immigrazione zero, la percentuale di calo demografico in ogni singolo Paese dell’Ue, vedrebbe nel 2100 il Regno Unito con -44 per cento, Germania -37, Francia -13; Italia -44. E ancora, l’elenco prosegue con Spagna -47 per cento, Polonia -20; Paesi Bassi -28; Romania -7, Svezia -32, Belgio -35, Repubblica Ceca -25, Svizzera -43, Austria -41, Ungheria -41%, Portogallo -37, Grecia -20,5, Norvegia -42; Danimarca -23, Irlanda -25, Bulgaria -16; Finlandia, -29, Slovacchia -17, Croazia -17, Slovenia -30, Lituania e Lettonia 0, Estonia -23, Cipro -40, Lussemburgo -50, Malta -62,50. Proprio quest’ultima registra in prospettiva il calo più drastico di popolazione seguita da Lussemburgo, Spagna, Italia e Regno Unito.