Lo Stretto di Messina e le imprese dei nuotatori con disabilità

Ruggiero Giglio
Il primo atleta con disabilità che si ricordi, nel 1970 fu un giovane di Salò, Armando Maggi con un trascorso da sportivo avendo praticato calcio, atletica, canottaggio e pugilato. Aveva perso la gamba sinistra per un infortunio sul lavoro, ma non si diede mai per vinto e allo sport continuò a dedicarsi.
Dopo aver vinto la Traversata del Garda (15 chilometri da Torri a Salò) aveva deciso di attraversare lo Stretto di Messina, una distanza di tre chilometri e mezzo. Si fa presto a dire tre chilometri visto come la distanza la si vuole coprire con apposito ponte, ma le vere difficoltà sono date dalle correnti. E infatti non si tratta di un’impresa facile.
La prima traversata a nuoto di cui si abbia notizia è quella del normodotato Gianni Contardi, nel 1899, in un’ora e 20 minuti. Armando Maggi, quella distanza l’ha coperta, con una gamba sola, con un quarto d’ora di tempo in meno. Niente male.
L’ultima impresa in ordine di tempo
A fine agosto, un signore di cinquantuno anni, Ruggiero Giglio di Milazzo firma l’ultima impresa. Ruggiero restò amputato di entrambe le gambe sui binari di un treno quando aveva 19 anni a Barcellona Pozzo di Gotto. L’incidente non gli impedì di studiare, lavorare nel negozio di scarpe dei genitori, avere una compagna, un figlio. A fine agosto si tuffa a Torre Faro, sponda messinese e con l’assistenza di una barca d’appoggio arriva a bracciate fino a Villa San Giovanni.
A raccontare questo tipo di impresa, addirittura c’è un sito, baiadigrotta.it dove si raccontano le imprese effettuate da una sponda all’altra dello Stretto. Tra queste c’è quella di Carlos Costa che nel ‘94, senza entrambe le gambe, passò lo Stretto nuotando da Torre Faro (Messina) a Cannitello (Calabria) rientrando poi, sempre a bracciate verso la Sicilia fino ai Giardini Naxos, sotto Taormina: ventitré ore consecutive. E poi, ancora le palermitane Erminia Pagiuca e Silvia Taormina, le giovani totalmente prive di vista che sono riuscite a solcare lo Stretto grazie a Cristina Scotto che nuotava al loro fianco aiutandole a seguire la rotta più breve, un’impresa sovrumana, tra quelle correnti, se non vedi nulla. Jacopo Parizzi, riuscito pur essendo affetto dalla malattia invalidante di Charcot Marie Tooth, una neuropatia sensitivo-motoria ereditaria a carico del sistema nervoso periferico.
E poi, ultimo, ma non ultimo, Roberto Valori, l’atleta paralimpico che nel 1987, senza due gambe e senza un braccio, riuscì ad arrivare all’altra sponda dello Stretto in meno di un’ora. Alla faccia della disabilità.