Tecnologie digitali in Sardegna, si spende ancora poco
L’isola sarda risulta essere ottava in Italia nella classifica degli investimenti digitali. Apre con il +3,1 per cento la Basilicata e il 2,4 per cento della Sicilia, contro una media nazionale del +0,6 per cento. La classifica è chiusa dal -2,4 per cento dell’Umbria.
È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su dati Istat, relativa alla digitalizzazione delle imprese tra il 2023 e 2024.
Nel dettaglio, il 30,9 per cento delle piccole imprese ha introdotto almeno un’innovazione di prodotto nel mentre è più diffusa l’innovazione di processo, rilevata nel 50,2 per cento dei casi. L’analisi dice anche come solo il 29,3 per cento delle attività sarde ha investito in formazione del personale (isola terz’ultima in Italia) e come il 52,7 per cento delle figure professionali con competenze digitali elevate, sia difficilmente rintracciabile sul mercato regionale (media italiana 53,5 per cento).
Dal dossier emerge anche come le imprese artigiane, con dipendenti, che utilizzino tecnologie legate all’uso dell’Intelligenza Artificiale siano circa 1.200.
«Negli ultimi anni» osserva Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, «le imprese hanno compiuto progressi anche se ancora insufficienti per affrontare crisi e nuovi mercati. È quindi evidente quanto sia ancora fondamentale sostenere le attività produttive nel loro percorso quotidiano di innovazione, rinnovamento e ricerca».
Secondo un’indagine di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, a livello nazionale, il 35 per cento delle imprese meridionali ha in programma di realizzare investimenti 4.0 nei prossimi tre anni così da colmare il gap digitale, contro il 32,8 per cento della media dell’intero Paese.
Più difficoltà a recuperare terreno sulla digitalizzazione mostrano le imprese femminili delle quali appena il 30 per cento punta a investire in queste tecnologie entro il 2027. A pianificare nuovi investimenti 4.0 sono soprattutto le imprese manifatturiere (40,6 per cento) e, più in generale, le realtà produttive di grandi dimensioni (67,6 per cento).
Aumentare l’efficienza interna e/o ridurre i costi è il principale obiettivo che spinge oltre la metà delle aziende a investire in questa direzione. Tuttavia, la carenza di competenze interne aziendali costituisce per il 27,7 per cento delle imprese il principale ostacolo a introdurre tecnologie 4.0.
La propensione al rinnovamento delle realtà produttive sarde, purtroppo ancora insufficiente, è certificata anche dalla residuale quantità di brevetti depositata presso le Camere di Commercio. Nel 2023 quelli registrati furono solo sette mentre nell’anno precedente ne risultarono depositati 12, con un calo del -43,26 per cento. In generale, in Italia queste registrazioni sono cresciute passando dalle 4.773 del 2022 alle 4.780 del 2023, con un incremento percentuale dello 0,13 per cento, ovvero + 6 depositi.
Secondo gli studi di Confartigianato, una elevata propensione all’innovazione da parte delle imprese genera diversi effetti positivi sull’economia. L’innovazione di processo determina metodi di produzione più efficienti e un aumento della produttività.