Sardegna e formazione professionale

L’assessore regionale al Lavoro Desirè Manca
La Regione Sardegna punta a migliorare l’occupazione e la competitività dei giovani sardi introducendo corsi di formazione maggiormente allineati alle esigenze del mercato del lavoro.
«Alla luce delle numerose interlocuzioni con gli stakeholder e con le associazioni di categoria che da tempo evidenziano la carenza di numerose figure professionali qualificate» spiega l’assessore regionale al Lavoro Desirè Manca, «abbiamo deciso di fare una scelta importante: promuovere percorsi formativi più rispondenti alle richieste dal mercato soprattutto nei settori che manifestano esigenze professionali e formative specifici come, ad esempio, nei segmenti delle costruzioni, impiantistica, artigianato artistico, trasporti. Allo stesso tempo, si limiteranno i corsi relativi a quelle professioni delle quali il mercato appare saturo, come quelli dedicati al profilo professionale di operatore del benessere, in particolare i corsi per erogazione di trattamenti di acconciatura e di trattamento estetico».
Desiderata e obiettivi vengono fissati con la delibera approvata oggi dalla Giunta regionale dove si stabiliscono gli indirizzi per la programmazione della nuova offerta dei percorsi relativi alla filiera di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) per i cicli formativi 2026-2029.
«Quella che portiamo avanti oggi» ribadisce l’assessore regionale «è una “piccola rivoluzione” del mondo della formazione, perché siamo convinti che la Sardegna abbia bisogno di una manovra decisa per invertire la rotta e affrontare la mancata corrispondenza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente possedute dalle persone in cerca di occupazione o già occupate».
I percorsi IeFP promossi dalla Regione Sardegna sono fondamentali per l’offerta formativa regionale in quanto garantiscono attraverso l’apprendimento in ambiti lavorativi una più facile transizione dei giovani dal contesto formativo a quello lavorativo, oltre a essere uno strumento per contrastare la dispersione scolastica. Fissando un tetto massimo di corsi, il 30 per cento di quelli erogati negli anni precedenti (per alcuni tipi di professioni), si farà in modo che i giovani che intendono specializzarsi in quell’ambito, possano continuare a farlo, ma allo stesso tempo si punta a evitare che ci sia un soprannumero di esperti del benessere alla ricerca di un’occupazione e soltanto un operaio specializzato conteso da diverso aziende.