Longevità, come si arriva a 117 anni di vita

Maria Branyas Morera
Quando è morta, Maria Branyas Morera, nel 2024 era l’ottava persona più longeva al mondo. Ma quali erano le sue abitudini di vita e che cosa hanno scoperto gli scienziati sulla sua biologia? Intanto, nel 2023 fu la donna vivente più longeva al mondo. Nata nel 1907 in Spagna, morì nell’agosto del 2024 all’età di 117 anni.
Prima di morire, acconsentì all’equipe di Manel Esteller, responsabile del gruppo di Epigenetica del Cancro presso l’Istituto di Ricerca sulla Leucemia Josep Carreras di Barcellona di prelevarle alcuni campioni per studiare la sua eccezionale longevità. E così, negli ultimi anni della sua vita, i medici hanno prelevato dalla donna campioni di saliva, sangue, urina e feci per analizzare le basi biologiche della sua longevità e la possibile connessione con le sue abitudini di vita. In questi giorni, il gruppo di Esteller ha pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports Medicine i primi risultati dove vengono svelati i “segreti” di Maria.
I risultati
Prima di tutto, è risultato un sistema immunitario molto efficiente ed efficace in grado di reagire alle infezioni avute da Maria nel corso della sua vita. E tra queste vi era l’influenza pandemica del 1918 così come il Covid superato a 113 anni.
Le sue cellule erano quindi «ancora molto efficienti» commenta Esteller, «nell’attaccare i microrganismi, ma allo stesso tempo non attaccavano i suoi tessuti, cioè non inducevano l’infiammazione tipica delle malattie autoimmuni.
Ed ecco spiegato perché, a parte la sordità a un orecchio che aveva fin da giovane, Maria aveva qualche problema di mobilità, ma nessun segno di disturbi cardiaci, tumori o malattie neurodegenerative.
I telomeri
Lo studio della biologia di Maria è legata ai telomeri: questi sono considerati uno dei maggiori segni di invecchiamento. Si tratta di membrane in grado di proteggere le estremità dei cromosomi e, durante la replicazione cellulare, si accorciano progressivamente. Quando diventano troppo corti, la cellula entra in una fase di senescenza o muore. Ebbene, i telomeri di Maria erano fino al 40 per cento più corti rispetto al campione di persone considerate (segno compatibile con la sua età), ma non con la sua ottima salute. Perché?
Gli scienziati da questi dati suppongono possano rappresentare l’età cronologica e non già l’età biologica. Avere quindi telomeri molto corti, potrebbe aver fornito a Maria un vantaggio: «la breve durata di vita delle cellule del suo corpo» scrivono gli autori della ricerca, «potrebbe aver impedito al cancro di proliferare».
L’età biologica
Maria aveva 23 anni in meno. Per determinare l’età biologica del corpo, gli scienziati studiano da tempo altri tipi di orologi, in particolare chiamati orologi epigenetici in quanto l’epigenetica descrive come i geni possono essere attivati o disattivati in un organismo in base all’ambiente in cui viviamo e ai comportamenti che assumiamo.
La media ottenuta da tutti gli orologi epigenetici di Maria indicavano come la sua età biologica era di 23 anni inferiore a quella indicata sul suo documento d’identità.
Ma c’è un altro “segreto” svelato dagli scienziati riguardo la longevità di Maria: il suo microbiota intestinale. Si tratta di un organo cardine, capace di influire sulla salute sia fisica sia mentale di un individuo. E quello di Maria, confrontato con quello di centinaia di persone fino ai 91 anni, era simile al microbioma di una persona giovane, quasi adolescente. Insomma, colesterolo cattivo ai minimi e buoni livelli di trigliceridi. Il suo microbiota conteneva grandi quantità di un batterio buono, il bifidobacterium e questo può essere dovuto alla sua abitudine di consumare tre yogurt al giorno.
A tutto questo si aggiunge un’eccezionale funzionalità mitocondriale, cioè quella che regola la produzione di energia e contrasta i radicali liberi e ossidazione.
Le abitudini di vita
Intanto, Maria non aveva abitudini di vita «scorrette». Ha seguito una dieta mediterranea, non ha fumato né bevuto, ha camminato un’ora al giorno fino al 2001. In più, era molto socievole, amava leggere libri, giocare con i cani e trascorrere il tempo con amici e familiari, comprese le sue due figlie (entrambe ora ultra novantenni). Suonava il pianoforte anche dopo i 100 anni.
Lo studio
Eloy Santos, ricercatore presso l’Istituto di Ricerca sulla Leucemia Josep Carreras e primo autore dello ricerca, spiega come lo studio effettuato sulla centenaria possa contenere anche dei limiti. E questo perché i campioni prelevati non provenivano da organi o cervello, fatto questo determinato dal rispetto avuto per la donna, sia in vita che dopo la morte.
E c’è anche un’altra considerazione da fare: un caso straordinario rimane tale e ogni ultra centenario che raggiunge un’età così avanzata, lo fa attraverso un proprio percorso. E in questo percorso rientrano fattori esterni importanti come l’inquinamento ambientale, il reddito, il livello di istruzione: tutti slegati da abitudini di vita o geni super favorevoli.