Dieta, longevità e turismo esperienziale

Al centro della foto Roberto Pili

Studenti dell’ Alberghiero Gramsci di Monserrato a lezione di dieta della longevità. Il programma vede insieme Confesercenti della provincia di Cagliari, Comunità mondiale della Longevità e Ierfop, attraverso il progetto Ecotours e ha il contributo dell’assessorato regionale al Turismo.

Agli studenti dell’Istituto Alberghiero, futuri operatori turistici, sono state date informazioni che riguardano i prodotti sardi, la dieta sardo-mediterranea e il suo ruolo nella longevità.

Alimentazione e longevità

L’informale lezione si tiene all’interno di un locale di piazza Savoia a Cagliari e parte da un presupposto che Roberto Pili, presidente di Ierfop e della Comunità mondiale della longevità, trasferisce subito agli studenti: «l’obiettivo è vivere a lungo, ma nelle migliori condizioni possibili».

Il passo successivo è semplice, «perché siamo fortunati e viviamo in una regione che ci consente di farlo». La Sardegna è una delle “zone blu” del mondo, quelle identificate come terre di longevità, grazie a una concomitanza di genetica, stili di vita e, appunto, alimentazione.

Pili spiega che la nostra longevità non è solo legata ai genitori e ai caratteri genetici, ma per un 70 per cento influiscono le scelte quotidiane. L’alimentazione, soprattutto.

Il mercato altera i gusti

«Siamo immersi in un’alimentazione che arriva da altre culture» aggiunge ancora il presidente della Comunità mondiale della Longevità, «si privilegiano i cibi processati a quelli naturali».

Il ruolo dei cibi processati è noto: non forniscono nutrienti, lasciano alterato il senso di fame, producono picchi di glicemia e, soprattutto, creano fidelizzazione o, meglio ancora, dipendenza. Insomma, il loro compito è quello di “farsi desiderare e cercare”.

Sono cibi che drogano il gusto e non ti consentono più di apprezzare il sapore di una mela o di un’insalata.

Le conseguenze

Per spiegare gli effetti di questo meccanismo, Pili veste il camice da medico. «Il 40 per cento dei bambini e dei ragazzi sardi è obeso e destinato ad ammalarsi. Non c’è possibilità di guarigione nel futuro, ma solo cronicizzazione della malattia».

Il ruolo degli studenti

In quanto futuri operatori turistici, gli studenti devono guardare a un mercato che chiede sempre di più turismo esperienziale, a turisti che chiedono ben-essere. Qui, entra in ballo il progetto di Confesercenti, perché la Sardegna ha tanti piccoli produttori che possono soddisfare l’esigenza di agrobiodiversità.

Gli operatori del futuro devono essere in grado di utilizzare e proporre queste varietà, di offrire gusti particolari e non omologati, di mettere a disposizione con il cibo anche la cultura, il territorio e le peculiarità sarde.

Non si tratta di una scommessa, ma di una carta da giocare per differenziarsi e garantirsi risultati e successo.

La dieta sardo-mediterranea

È l’altra freccia dell’arco di chi lavora coi turisti, in questo caso la capacità sta nel saper proporre un gusto che deve essere ancora conosciuto.

La specificità rispetto alla dieta mediterranea è quella di avere una maggiore componente di alimenti di origine animale.

«Chi ha raggiunto o superato i cento anni» racconta Pili agli studenti, «mangiava latte, formaggi e carne derivante da allevamenti al pascolo brado e un piatto unico che consente di nutrirsi bene assumendo il 30-40 per cento in meno di calorie».

Il decalogo

Tutti questi suggerimenti trovano applicazione nel “Decalogo dell’ospitalità sarda” e nel progetto “Dalla terra alla tavola”, frutto della collaborazione tra Confesercenti, Comunità mondiale della longevità, Ierfop e assessorato regionale al Turismo.

Si tratta di dieci punti attraverso i quali si ricorda l’importanza della filiera corta, degli ingredienti genuini, del diritto del turista di conoscere i cibi delle feste. Si sottolinea l’importanza delle biodiversità locali e del pasto come momento di condivisione.

Il rapporto tra cibo e psiche

Anastasia Del Gelo, collaboratrice di ricerca in Psicologia clinica, che lavora a uno studio della Comunità mondiale della longevità, ha parlato delle connessioni strette che esistono tra il nostro stato di salute e quello che mangiamo, dei collegamenti tra cervello e intestino. Del rapporto tra cibo e psiche, insomma, ricordando che sempre di più si punta sulla terapia del microbiota (l’insieme di microrganismi che vivono nel nostro corpo). Ebbene, anche quei microrganismi se abituati a mangiare zuccheri, lavoreranno per farci mangiare altri zuccheri.

Giuseppe Giuliani

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