Decreto carburanti, chi paga è il mondo sociale
Di Rossella Boette
In un momento di grave crisi dovuta alla guerra in Medio Oriente, il decreto carburanti punisce purtroppo tutto il mondo del sociale, tra Sanità, Istruzione, Cultura ed enti del Terzo settore.
Il provvedimento si ripercuote sui settori nevralgici del nostro Paese, con l’aggravamento degli squilibri sociali già evidenti.
Il nuovo decreto
«Il peso dei tagli sul sistema di welfare e sul Terzo settore, avrà ricadute molto più lunghe e pesanti rispetto agli effetti sui prezzi di benzina, diesel e Gpl, capaci di svanire in fretta in assenza di provvedimenti strutturali» dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum del Terzo settore riferendosi all’approvazione al Senato del cosiddetto “decreto carburanti”. Il provvedimento è ormai passato alla Camera e prevede il taglio temporaneo delle accise sui carburanti, in risposta alla nuova tensione relativa ai prezzi energetici.
Le conseguenze sul Terzo settore
«I capitoli di bilancio sul Terzo settore sono già insufficienti per sostenere i progetti sociali» sottolinea Moretti, «quindi si riducono ulteriormente e arrivano a pagare le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Il costo ricadrà sul tessuto socio-economico del Paese, curato dai no profit e ricadrà inevitabilmente anche sui più fragili, a cui il Terzo settore si rivolge principalmente».
Non basta. «Emerge anche l’esclusione del ministero della Difesa dai tagli» conclude il portavoce del Terzo settore, «una scelta per noi non condivisibile visto come la guerra, oltre a causare danni sulle popolazioni direttamente colpite, sta già impoverendo persone, famiglie e comunità nel nostro Paese. Utilizzare quindi le già poche risorse destinate al welfare per finanziare una misura assolutamente inadeguata alla drammatica fase che stiamo attraversando, servirà solo a peggiorare un quadro di per sé già molto critico».