Il sogno diventato realtà di Francesca Zola
Di Rossella Boette
A 24 anni Francesca Zola raggiunge un traguardo sempre più difficile da ottenere per molti giovani: un contratto a tempo indeterminato. Dopo aver frequentato un corso professionale organizzato da Ierfop, la giovane inizia ora a lavorare come centralinista telefonica all’ospedale San Francesco di Nuoro
La storia
Francesca Zola, 24enne ipovedente di Nuoro, in questi giorni ha firmato il contratto a tempo indeterminato per lavorare come centralinista telefonica. Un traguardo il suo, non solo professionale, ma anche personale, raggiunto dopo un lungo percorso.
La giovane ha conseguito l’abilitazione alla professione dopo aver frequentato il corso per centralinisti organizzato da Ierfop Ets. Dopo aver dato l’esame, ha ottenuto la qualifica che le ha permesso di iscriversi ed essere selezionata in un concorso pubblico.
«Sono davvero felice e spero andrà tutto bene» dice Francesca, «non è stato semplice arrivare fin qui, ma ce l’ho fatta».
Nel suo percorso, la giovane ha dovuto superare un momento molto difficile, a causa della prematura scomparsa della madre. Nonostante questo, è riuscita a raggiungere il suo obbiettivo.
L’impegno di Ierfop
È stato il corso per centralinisti telefonici organizzato da Ierfop ets a permettere a Francesca di conseguire la qualifica e, successivamente, di entrare nel mondo del lavoro. Un’opportunità gratuita, reale e formativa per chi vuole entrare con passo sicuro nel panorama lavorativo.
Con 900 ore di lezione, Braille, lingue straniere e tirocinio, Francesca e i suoi compagni di corso hanno avuto accesso alle graduatorie.
«È stato un corso molto bello, mi ha aiutata tanto non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano. Ho fatto amicizia con i miei compagni di corso ed è stato bello raggiungere insieme il traguardo professionale».
In un mercato del lavoro spesso precario per i giovani, la storia di Francesca rappresenta un segnale di speranza. «Ancora non ci credo» sorride, «oggi un contratto a tempo indeterminato non è scontato e sono davvero grata per questa opportunità.
I pregiudizi
Per anni la disabilità visiva è stata accompagnata da pregiudizi duri a morire, soprattutto nel mondo del lavoro. L’idea che una persona cieca o ipovedente non possa svolgere mansioni complesse, relazionarsi con il pubblico o utilizzare strumenti tecnologici continua ancora oggi a influenzare le scelte di molte aziende. Eppure, sempre più storie, tra cui quella di Francesca, dimostrano il contrario. Grazie alla formazione professionale, alle nuove tecnologie assistive e a una crescente sensibilità sul tema dell’inclusione, molte persone con disabilità visiva stanno costruendo percorsi lavorativi solidi e qualificati, ad esempio nel mondo dell’insegnamento o del giornalismo. Competenze e determinazione stanno contribuendo ad abbattere stereotipi che per troppo tempo hanno limitato opportunità e aspettative. Non si tratta soltanto di inclusione sociale, ma di riconoscere capacità reali e talenti spesso sottovalutati. Le esperienze di tanti lavoratori dimostrano come il limite più grande, oggi, non sia la cecità, ma il pregiudizio di chi continua a guardarla con occhi sbagliati.