Castello di Sanluri: la visita è accessibile a persone con disabilità visiva
Di Roberta Gatto
Visitare il Castello di Sanluri significa entrare in un luogo dove la storia non è soltanto narrata da una guida, ma fruibile anche attraverso il tatto. Per chi non vede, infatti, la possibilità di toccare arredi e oggetti trasforma la visita da semplice esperienza culturale a vero e proprio tuffo nel passato. Una passeggiata attraverso i secoli, stimolante e realmente immersiva.
La fortezza
Il Castello di Sanluri, una delle poche fortezze medievali ancora abitabili in Sardegna, conserva ambienti dove convivono epoche diverse, dalla storia giudicale fino al Novecento. Nelle sue sale trovano spazio arredi come librerie, cassepanche lavorate, camere da letto con letti a baldacchino, armadi e toelettes, sale da pranzo con tavoli e credenze e salotti con divani, caminetti e sedie. Ma c’è spazio anche per oggetti di uso quotidiano, dalle ricostruzioni degli abiti di Eleonora D’Arborea alle stoviglie in ceramica, dai breviari del XVII secolo ai pitali dell’Ottocento. Particolare interessante: il castello custodisce arredi appartenuti alla famiglia di Napoleone, oltre a una serie di lettere di Gabriele D’Annunzio.
Un’intera sala è poi dedicata alle opere d’arte in cera d’api, realizzate da svariati artisti nel corso dei secoli e raccolte dall’ultimo proprietario del maniero, il generale Nino Villasanta. Noto collezionista, ha permesso al castello di diventare un vero e proprio tesoro di reperti storici. Il museo accoglie anche una sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, con armi, elmetti, giornali e dispacci, fino al tricolore issato a Trieste per dichiarare la fine del conflitto. Tutte queste meraviglie, però, sarebbero rimaste sullo sfondo se la guida non avesse compreso le necessità di chi, come me, non vede.
Una visita davvero accessibile
Non è la prima volta che visito un castello. Ho iniziato in Scozia, a Edimburgo, poi è arrivato Carcassonne in Francia, Malahide in Irlanda e ancora Innsbruck in Austria. Infine è stata la volta di Sanluri, a pochi km da Cagliari.
Di tutti i luoghi appena citati, Sanluri è finora il migliore dal punto di vista della fruibilità per la disabilità visiva. La maglia nera dell’accessibilità va senza ombra di dubbio a Innsbruck, dove non solo non si può toccare nulla, ma la persona addetta alla sicurezza controlla continuamente, assicurandosi che né i visitatori, né i loro zaini possano sfiorare i preziosi arredi degli Asburgo.
Ulteriore nota negativa: a Innsbruck il biglietto per persone con disabilità è quasi a prezzo intero. La medaglia d’oro va quindi alla guida del castello di Sanluri. Una visita gratuita per la persona con disabilità e l’accompagnatore, con un livello di soddisfazione altissimo.
Cosa ha reso la visita indimenticabile
Bisogna fare una premessa: il castello di Sanluri è circondato da cespugli di erbe aromatiche. Può sembrare un dettaglio di poco conto, ma fa la differenza. Gli aromi lasciano un’impronta olfattiva molto marcata. È un ottimo biglietto da visita, un benvenuto sensoriale che difficilmente si potrà dimenticare.
La visita comincia con un’introduzione alla storia della fortezza. Basta però una domanda su cosa ci sia nella sala d’ingresso a cambiare completamente l’approccio della guida. Immediatamente, il visitatore con disabilità visiva può toccare una cassapanca sarda finemente intagliata, cominciando così a formarsi un’idea di cosa ci sia nelle altre sale.
Nelle camere da letto si può prendere tra le mani un breviario del Seicento. Stiamo parlando di un libro che ha quattro secoli di vita, dal valore inestimabile. Praticamente, si può sfogliare un pezzo di storia, sentire l’odore della carta, la consistenza della copertina, il fruscio delle pagine. Il pensiero va immediatamente alle innumerevoli mani che lo hanno toccato, donne e uomini di epoche passate, persone che hanno vissuto, pregato, temuto, sperato, amato, e poi sono morte.
È catartico. Cosa sarebbe successo se la guida lo avesse soltanto descritto? O peggio, se si fosse limitata a nominare la presenza di un libro di preghiere?
Descrizioni minuziose
La visita è andata avanti per un’ora e mezza. Il tempo previsto era di 40 minuti. Ma la nostra guida ha fatto davvero un lavoro eccellente, descrivendo con dovizia di particolari ogni ambiente, ogni oggetto che non si può toccare, ascoltando le mie domande e interagendo con me. Alla fine, mentre visitavo la sezione dedicata alla guerra, confesso di essermi commossa. Toccare un elmetto e sentire i fori lasciati dai proiettili è tutt’altra cosa rispetto a sentir parlare dei soldati che hanno perso la vita nelle trincee. Stringere tra le mani quell’elmetto fa capire realmente cosa ha significato la guerra per chi ha combattuto in prima linea. Così come toccare un’arricciacapelli del Settecento rende bene l’idea di quanto tempo, quanta fatica e quanta pazienza occorressero alle donne per realizzare un’acconciatura che noi oggi otteniamo in pochi minuti. Ci ricorda quanto siamo fortunati anche solo per il fatto di avere la corrente elettrica, così come l’elmetto ci ricorda quanto siano terribili e inutili le guerre.
Una visita a un museo è un’esperienza che ti cambia. Una visita a un museo accessibile è qualcosa che ti fa sentire accolto e parte della storia. Ultima ma non meno importante la “guardiana” del castello: una gatta bianca di nome Piuma che ci ha salutati con coccole e fusa, lasciandosi accarezzare. Nel complesso, un’esperienza tanto rara quanto preziosa, assolutamente consigliata.