Il Cammino di Santiago: un viaggio alla scoperta di sé
Di Roberta Gatto
Da Sarria a Santiago de Compostela, lungo l’ultimo tratto del celebre Cammino, dieci persone con disabilità visiva hanno vissuto un’esperienza collettiva promossa da Ierfop Ets, insieme ad altrettanti accompagnatori. Il progetto, realizzato nell’ambito di un percorso dedicato a disabilità, istruzione, formazione e integrazione, ha racchiuso in un unico percorso attività fisica, momenti di incontro e inclusione sociale.
Il percorso tra fatica e crescita personale
Il gruppo è partito da Cagliari verso la Galizia martedì 2 giugno, con un programma scandito da tappe giornaliere, sveglie mattutine e decine di chilometri da affrontare quotidianamente. Sempre insieme, sempre uniti dallo stesso spirito di condivisione.
Il gruppo ha camminato per sette giorni, con partenze tra le 8 e le 9 del mattino e percorsi lunghi anche 20 chilometri al giorno. Dopo il pranzo, il pomeriggio è dedicato al recupero: doccia, sistemazione dei bagagli, riposo e preparazione della tappa successiva.
Per Marco Perra, uno dei pellegrini con disabilità visiva, il Cammino è un’esperienza legata alla concretezza del muoversi. «È come quando sai di dover fare qualcosa ed è ben organizzato. Ti dà sicurezza» racconta. Per Marco, il valore del viaggio è soprattutto nella linearità del percorso: «non si torna indietro, si va solo avanti». Una metafora semplice ma efficace, capace di lasciare il desiderio di affrontare la vita in modo diverso.
Il percorso ha alternato sterrati, tratti pedonali, campagne, fattorie e piccoli centri abitati. Per chi non vede o vede poco, l’esperienza del paesaggio è passata anche attraverso gli odori, i suoni e le descrizioni degli accompagnatori. Ogni partecipante era infatti affiancato da una persona vedente: «Non si procedeva con il bastone» spiega ancora Marcco, «ma con il supporto di un accompagnatore, attraverso un cordino o prendendo il braccio di chi guidava il passo». In questo modo la sicurezza del cammino si è intrecciata con la fiducia reciproca.
Superare gli ostacoli
Non sono però mancate le difficoltà fisiche. Alla terza tappa, Marco ha deciso di abbandonare le scarpe, nonostante l’uso di calze tecniche, segno della fatica accumulata lungo il percorso. Ma proprio la fatica ha reso più intenso il senso dell’arrivo. «Ogni tappa era accompagnata dal gesto simbolico del timbro sulla credenziale», racconta, «il libretto dei pellegrini che documenta il passaggio lungo il Cammino. Lungo la strada, abbiamo incontrato pellegrini provenienti da diversi Paesi: svizzeri, inglesi, tedeschi, americani e anche una coppia, marito e moglie, impegnata in un percorso di circa 2.100 chilometri che si concluderà a luglio». Gli incontri, le soste per bere qualcosa, i canti e le risate hanno reso l’esperienza un momento di condivisione e di crescita. «Tutti i giorni incontravamo qualcuno» ricorda Marco, sottolineando come il Cammino favorisca la nascita di legami tra persone diverse. «La gestione del cammino è stata perfetta» racconta ancora Marco. «Dagli hotel ai ristoranti, fino alla presenza degli accompagnatori che hanno percorso tutte le tappe insieme a noi. Ringrazio Ierfop Ets per avermi dato questa opportunità».
Il cammino come percorso spirituale
Per alcuni partecipanti l’esperienza ha avuto un significato più spirituale. Marco ricorda, ad esempio, il walking coach Alessandro Casuccio, che ha vissuto il Cammino in maniera più introspettiva. Per Alessandro, infatti, il Cammino di Santiago rappresenta molto più di una semplice attività fisica. È il simbolo di un percorso interiore vissuto in prima persona.
Per altri, invece, il valore è nella dimensione concreta del viaggio: organizzazione, resistenza, gruppo, autonomia. In entrambi i casi, il percorso rappresenta un’occasione per misurarsi con sé stessi e con gli altri, scoprire i propri limiti e trovare la spinta per superarli. Alla domanda se rifarebbe il Cammino, Marco risponde senza esitazione: sì, magari partendo da più lontano. E forse è proprio questa la vera forza del progetto: non solo portare dieci persone con disabilità visiva fino a Santiago, ma accendere il desiderio di continuare, di affrontare nuove sfide, di sperimentare possibilità diverse.
Cosa resta dopo l’arrivo
L’arrivo a Santiago de Compostela è senza dubbio il momento più atteso: la visita alla cattedrale, l’acquisto dei souvenir, l’abbraccio di gruppo. Un arrivo carico di emozione, ma per Marco anche una nuova sfida: raggiungere l’oceano, verso Finisterre, là dove simbolicamente il cammino sembra incontrare il limite estremo della terra. «Avrei voluto spingermi più in là», racconta, lasciando intendere come l’esperienza non si sia chiusa del tutto con l’arrivo a Santiago.
Il ruolo di Ierfop Ets
«L’iniziativa conferma il valore di percorsi in cui l’inclusione non resta un principio astratto» spiega il presidente di Ierfop Roberto Pili, « ma diventa esperienza vissuta passo dopo passo».
«L’obiettivo prefissato» sottolinea il direttore della Formazione Ierfop Bachisio Zolo, «è la scoperta dei valori intesi come bussola per il proprio cammino nella vita, la consapevolezza del proprio valore, la scoperta del proprio talento e dei punti di forza».