Disabilità, affettività e autodeterminazione: diritti ancora troppo spesso negati
Di Roberta Gatto
Una vita affettiva e sessuale piena e appagante, la possibilità di decidere del proprio corpo e di diventare o meno genitori sono diritti inviolabili di ogni essere umano. Eppure, per molte persone con disabilità, questi diritti continuano ancora oggi a essere negati, limitati o semplicemente ignorati.
A richiamare l’attenzione su questa realtà è l’Enil, la Rete Europea sulla Vita Indipendente, che ha pubblicato Il “Report annuale sui pilastri della vita indipendente: salute e diritti sessuali e riproduttivi delle persone con disabilità. Si tratta della prima uscita di una nuova serie annuale con cui l’organizzazione intende analizzare i diciotto Pilastri della Vita Indipendente, basandosi soprattutto sulle esperienze concrete delle persone interessate.
Le barriere
Dal rapporto emerge come i servizi sanitari e le informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva siano ancora spesso inaccessibili. L’educazione affettiva e sessuale raramente include in modo adeguato le persone con disabilità, mentre la genitorialità continua a incontrare ostacoli, pregiudizi e mancanza di sostegni appropriati.
Un altro punto fondamentale riguarda la capacità giuridica, limitata o negata senza garantire strumenti efficaci di supporto alle decisioni. A farla da padrone è ancora una volta l’idea che le persone con disabilità siano prive di desiderio, sessualità, affettività o aspirazioni familiari.
Il documento affronta anche realtà particolarmente gravi, come la violenza di genere, le sterilizzazioni forzate e la coercizione riproduttiva. La sterilizzazione forzata, ad esempio, è ancora consentita in diversi Paesi dell’Unione Europea, mentre le donne con disabilità risultano maggiormente esposte alla violenza fisica e sessuale.
Enil propone una lettura intersezionale di questi fenomeni, ricordando come la disabilità sia una parte fondamentale nella vita di una persona. Essere donna, ragazza, persona Lgbtiq+, migrante, appartenere a una minoranza o avere una disabilità intellettiva o psicosociale può significare essere vittime di discriminazioni diverse, in grado di sommarsi e rafforzarsi a vicenda.
Esperienze positive
Il rapporto mostra anche esperienze positive sviluppate in diversi Paesi, tra cui pratiche di supporto tra pari, servizi sanitari accessibili, formazione dei professionisti, sostegno alla genitorialità, ricerca partecipata e iniziative guidate direttamente dalle persone con disabilità.
Non si tratta infatti soltanto di poter uscire di casa, lavorare, studiare o contare su un assistente personale. Vita Indipendente significa avere il controllo della propria esistenza: scegliere con chi vivere, chi amare, come vivere il proprio corpo e la propria sessualità, ricevere informazioni comprensibili e accessibili, decidere se avere figli, costruire una famiglia ed essere protetti dalla violenza e dalla coercizione.