La tassa Ue sui pacchi cinesi fa crollare le vendite
Di Rossella Boette
Le vendite di Temu, Shein e Aliexpress sono crollate del 40 per cento a causa della tassa Ue sui pacchi cinesi. I dati doganali francesi hanno confermato l’effetto della tassa da tre euro, entrata in vigore su ogni categoria di prodotto nei pacchi extraeuropei dal 1 luglio. Ma oltre alla tassa, a novembre arriveranno anche i costi di gestione doganali.
Le tasse
Come reso noto dal ministero dell’economia francese, è bastato un mese e mezzo per notare i primi effetti misurabili della nuova applicazione: le importazioni di pacchi piccoli provenienti dalla Cina verso l’Unione Europea sono diminuite fino al 40 per cento.
La tassa da tre euro per ogni categoria merceologica per i colli extra Ue sta facendo però quello per cui era stata ideata, ovvero rallentare quello che nel 2025 era diventato un flusso di dimensioni difficili da immaginare. Infatti, nel 2025 sono entrati nel mercato europeo quasi 5,9 miliardi di piccoli pacchi, ovvero oltre 180 colli ogni secondo, giorno e notte per l’intero anno. Una cifra quadruplicata rispetto al 2022.
Le reazioni delle aziende
Contattate dall’agenzia France Presse, le aziende coinvolte hanno reagito in modi diversi. Temu e Aliexpress non hanno risposto nell’immediato, mentre Shein ha deciso di non commentare. Nessun colosso ammetterebbe le proprie perdite, ma queste ultime non sono state neanche smentite.
Ma come funziona la tassa applicata? È importante sottolineare come non si tratti di un dazio vero e proprio, bensì una tassa forfettaria di tre euro per ogni categoria di prodotto presente in ogni singolo pacco. Ad esempio, un pacco contenente tre prodotti di categorie diverse come un paio di calzini, un paio di cuffie e un vaso, genera un prelievo complessivo di nove euro e questo, indipendentemente dal valore della merce.
La misura è pensata per colpire il modello di business responsabile della trasformazione di Temu, Aliexpress e Shein in fenomeni di massa.
Le spedizioni singole e di basso valore unitario beneficiavano di un’esenzione doganale totale per tutti i pacchi sotto i 150 euro, perciò hanno permesso a queste piattaforme di competere ad armi impari con qualunque rivenditore europeo, costretto invece a pagare Iva e dazi fino all’ultimo centesimo.
La misura è ora adottata come transitoria e rimarrà in vigore fino a quando non ci sarà una riforma più ampia del sistema doganale europeo con l’obiettivo di eliminare definitivamente la soglia di esenzione dei 150 euro.
I numeri
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Il dato più clamoroso riguarda Temu, con un crollo di vendite del 50 per cento tra giugno e luglio. Aliexpress ha perso il 37 per cento, calo pesante ma meno drastico, mentre Shein ha limitato i danni al 15 per cento.
Aliexpress ha iniziato a includere direttamente nei prezzi esposti il costo dei nuovi oneri doganali, al posto di inserirlo come voce separata al momento del pagamento. Shein invece ha fatto una scelta industriale precisa, aprire già da dicembre 2025 un magazzino di grandi dimensioni in Polonia. Questo snodo logistico permette all’azienda di gestire una grande parte degli ordini europei senza far transitare la merce direttamente dalla Cina. È lo stesso schema che Amazon adotta da anni nei propri centri di distribuzione europei, diventato ora per Shein, un vantaggio competitivo diretto.