Lo smart working diventa un viaggio
Di Vito Fiori
Settembre non è più soltanto il mese del rientro. Per una quota sempre in aumento di lavoratori europei, soprattutto professionisti digitali, consulenti, freelance e dipendenti che lavorano in modalità ibrida, la fine della stagione estiva può essere un’opportunità per ripartire. Ma non per una vacanza normale: la tendenza che sta prendendo piede è lavorare da remoto per alcune settimane in una città o in un Paese diverso da quello in cui si vive.
Workation
Si chiama workation, neologismo nato dalla fusione delle parole inglesi work e vacation. Il concetto è semplice: cambiare temporaneamente luogo di residenza continuando a lavorare, grazie alla possibilità di svolgere la propria attività a distanza.
La giornata continua così a essere scandita da riunioni, call e scadenze, ma fuori dall’orario di lavoro cambia tutto: una passeggiata lungo la Senna a Parigi, qualche ora sulla spiaggia di Barcellona, una cena nei quartieri storici di Venezia. Il viaggio non sostituisce il lavoro, ma si integra con esso. E la possibilità di fermarsi più a lungo consente di vivere la destinazione con ritmi diversi rispetto a quelli della vacanza.
Lo scambio casa spinge la workation
A favorire la diffusione della workation sono stati in particolare due fattori: la normalizzazione dello smart working dopo la pandemia e la crescita di servizi che permettono di contenere il costo dell’alloggio.
Tra questi c’è HomeExchange, piattaforma internazionale specializzata nello scambio casa. Secondo la società, a settembre sono già stati programmati oltre 28 mila scambi nel mondo, il 30 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Italia gli scambi confermati sono oltre 2.500, con una crescita del 23 per cento.
Lo scambio casa diventa così uno degli strumenti che rendono più accessibile la permanenza prolungata fuori dal proprio domicilio. Non si tratta più soltanto di trovare una sistemazione per una vacanza di pochi giorni, ma di avere a disposizione un’abitazione nella quale continuare a lavorare e, nel contempo, vivere una nuova, seppur temporanea, quotidianità.
Oltre una settimana fuori casa
Un altro aspetto rilevante riguarda la durata dei soggiorni. In Italia circa il 10 per cento degli scambi supera gli otto giorni. Un dato che indica come la flessibilità del lavoro stia modificando pure le abitudini di viaggio.
Chi lavora da remoto può infatti allungare la permanenza senza consumare ferie e senza sostenere i costi di una seconda casa. La workation diventa così una sorta di via di mezzo tra viaggio e vita quotidiana: non più vedere una città, ma viverla.
Cambiano, necessariamente, anche le esperienze. Meno corse tra musei e monumenti, più attenzione alla routine: fare la spesa al mercato del quartiere, fermarsi ogni mattina nello stesso bar, utilizzare i mezzi pubblici, lavorare per qualche ora in un ambiente diverso e, una volta terminata la giornata, scoprire la zona come farebbe un residente.
Parigi, Roma e Venezia tra le mete più richieste
Anche la scelta delle destinazioni riflette questa evoluzione. Secondo HomeExchange, l’Italia è il Paese più richiesto dagli utenti della piattaforma, davanti a Francia, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Tra le città, invece, è Parigi a guidare la classifica, seguita da Roma, Venezia, Londra e Barcellona.
Ma la workation non è soltanto un fenomeno urbano. Accanto alle grandi capitali internazionali crescono le preferenze per località di mare, montagne e piccoli centri circondati dalla natura.
Tra le destinazioni costiere Barcellona, Valencia, Napoli, Marsiglia e Nizza. Per chi ama la montagna, l’interesse si canalizza su Trentino-Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta e Tirolo, con località come Pinzolo e Axams tra quelle più ricercate. Cresce inoltre l’attenzione verso le aree rurali della Toscana, dell’Emilia-Romagna, del Veneto e della Provenza francese.
Il lavoro cambia geografia
Dietro la crescita della workation c’è quindi un cambiamento significativo nel rapporto tra lavoro, tempo libero e mobilità. Fino a pochi anni fa spostarsi per motivi professionali significava affrontare un trasferimento, una trasferta o un cambio di sede. Ora, per chi può lavorare a distanza, è sufficiente una connessione internet affidabile, uno spazio adeguato alle videochiamate e, all’occorrenza, gestire qualche ora di differenza di fuso orario.
La conseguenza è che il luogo in cui si lavora può diventare molto più flessibile. E anche il calendario dei viaggi si allunga oltre i tradizionali mesi estivi.
Settembre, ottobre e novembre stanno assumendo un peso crescente per chi sceglie di vivere, anche se per brevi periodi, l’Europa lavorando da remoto. La workation intercetta così due fenomeni che fino a poco tempo fa sembravano separati: la trasformazione del lavoro e quella del turismo.
Il risultato è un nuovo modo di viaggiare, più lento e meno legato alla stagione estiva. E una casa scambiata per qualche settimana può diventare, insieme, abitazione, luogo di lavoro e punto di partenza per scoprire una nuova città.