L’amicizia alleata della longevità
Di Vito Fiori
Vivere più a lungo non dipende solo da ciò che mangiamo o da quanto ci muoviamo. Anche le relazioni hanno un ruolo importante. A indicarlo sono gli studi sulla longevità e, in particolare, l’osservazione delle cosiddette Blue Zones, le aree del mondo caratterizzate da un’altissima percentuale di centenari. Sardegna, Okinawa, Ikaria e Nicoya hanno abitudini alimentari differenti, è vero, ma hanno in comune un fattore: un’intensa vita comunitaria. Familiari, amici e vicini di casa sono una presenza costante e contribuiscono a mantenere le persone inserite in una rete di rapporti. In questi contesti, l’isolamento sociale è meno frequente e il senso di appartenenza alla comunità è particolarmente radicato.
Secondo Massimo Spattini, medico chirurgo specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione e Dietetica e vicepresidente dell’International Longevity Science Association, questa dimensione sociale non è un aspetto secondario. Le relazioni offrono sostegno emotivo, aiuto concreto e motivazione, rispondendo a un bisogno profondamente legato alla natura umana: quello di vivere in relazione con gli altri.
Un aspetto sottolineato più volte anche da Roberto Pili, medico, presidente della Comunità mondiale della Longevità, nel corso dei suoi studi sui centenari sardi.
La solitudine può essere un rischio
La solitudine non coincide necessariamente con il fatto di stare da soli. Diventa problematica nel momento in cui diventa isolamento e condizione prolungata di disagio. Nel tempo può favorire stress, sfiducia, depressione e un peggioramento generale della qualità della vita. Una rete sociale stabile, al contrario, è stata associata a livelli inferiori di stress cronico e a una minore incidenza di alcuni problemi legati alla salute mentale e cardiovascolare. Gli amici, inoltre, aiutano a incoraggiare comportamenti positivi: uscire di casa, svolgere attività fisica, seguire le terapie e mantenere una vita attiva.
La socialità, dunque, questo va detto, non sostituisce le cure mediche ma può rappresentare un importante elemento di supporto. Le ricerche più recenti hanno inoltre iniziato a mettere in relazione l’isolamento con processi biologici come l’infiammazione cronica e l’invecchiamento, oltre che con un maggiore rischio di declino cognitivo.
Cosa dice la ricerca
A confermare l’importanza dei rapporti umani sono ormai diversi studi internazionali. Una ricerca condotta in 22 Paesi su circa 200mila persone ha evidenziato un’associazione tra socialità e benessere psicofisico, mentre studi neuroscientifici hanno indagato i meccanismi biologici che rendono gratificanti le relazioni con gli amici. Il legame sembra coinvolgere anche i sistemi cerebrali legati alla ricompensa e alla gestione dello stress. La mancanza di una persona cara, secondo alcune ricerche, può attivare nel cervello circuiti collegati ai bisogni fondamentali, in modo paragonabile a quanto accade quando manca qualcosa di necessario per l’organismo. Particolarmente significativo è anche il risultato di una grande analisi che ha preso in considerazione oltre 148 studi sulle relazioni sociali e sulla salute. La ricerca ha evidenziato come una scarsa integrazione sociale possa rappresentare un importante fattore di rischio, con effetti sulla salute paragonabili, per ordine di grandezza, a quelli di alcuni comportamenti notoriamente dannosi. Anche la qualità delle relazioni sembra contare. Alcuni studi hanno osservato, per esempio, modificazioni nella risposta ormonale allo stress associate alle relazioni di amicizia, aprendo nuove prospettive sul rapporto tra socialità, salute psicologica e funzionamento dell’organismo.
Le città possono favorire le relazioni
Se l’amicizia è una componente della salute, diventa importante anche il modo in cui sono progettati i luoghi in cui viviamo. Piazze, parchi, mercati, biblioteche, associazioni e centri culturali possono creare occasioni di incontro. È la base del cosiddetto “capitale sociale”: un ambiente che facilita le interazioni spontanee può rafforzare i legami tra le persone e contribuire al benessere della comunità.
Il tema è particolarmente importante per gli anziani. Pensionamento, trasferimenti, perdita del partner o riduzione delle occasioni lavorative possono restringere progressivamente la rete di conoscenze. Ma invecchiare non significa necessariamente rinunciare a costruire nuovi rapporti. Il cervello conserva infatti per tutta la vita una significativa capacità di creare nuovi legami. Attività di gruppo, volontariato, corsi, iniziative culturali, orti condivisi e attività sportive possono diventare strumenti concreti per contrastare l’isolamento.
L’età non impedisce di fare nuove amicizie
La possibilità di stringere nuove relazioni non si esaurisce con la giovinezza. Al contrario, mantenere una vita sociale attiva può diventare ancora più importante con il passare degli anni. Il problema, secondo lo psichiatra Paolo Crepet, è anche la progressiva scomparsa degli spazi fisici dedicati alla socializzazione. In passato molte città disponevano di luoghi e iniziative pensati per favorire l’incontro tra generazioni, compresi spazi destinati agli anziani. Oggi una parte crescente delle relazioni passa invece attraverso strumenti digitali.
Social network e tecnologie permettono di rimanere in contatto, ma non sempre sostituiscono la ricchezza dell’incontro faccia a faccia. Il rischio è che la connessione virtuale finisca per aumentare, anziché ridurre, la distanza reale tra le persone.
Tornare a incontrarsi
La sfida, quindi, non consiste necessariamente nel rinunciare alla tecnologia, ma nel ritrovare un equilibrio. L’amicizia richiede tempo, presenza e occasioni per stare insieme. E queste occasioni non nascono soltanto dalla volontà individuale: dipendono anche dagli spazi e dalle opportunità che una comunità mette a disposizione.
Uscire, frequentare luoghi di aggregazione, partecipare ad attività comuni e coltivare rapporti al di fuori dello schermo possono diventare semplici, ma importanti forme di prevenzione. La longevità, in definitiva, non sembra essere soltanto una questione di anni da aggiungere alla vita. È anche una questione di qualità di quegli anni. E avere accanto persone con cui condividere esperienze, difficoltà e momenti felici può essere uno degli ingredienti più preziosi per vivere più a lungo e, soprattutto, meglio.