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Accessibilità e inclusione nei luoghi della cultura e del turismo: a che punto siamo?

Di Roberta Gatto

Visitatori davanti a monumenti in miniaturaNegli ultimi anni l’accessibilità dei luoghi culturali è migliorata, ma non si riesce ancora a garantirne la piena fruizione. Entrare in un museo, raggiungere un ristorante o trovare un cartello con su scritto: “struttura accessibile” non significa poter vivere quei luoghi in autonomia. Le barriere sono spesso invisibili: testi poco chiari, video senza sottotitoli, informazioni incomplete sugli spazi o personale non formato.

A che punto siamo

In Italia, secondo l’Istat, circa 13 milioni di persone convivono con una disabilità, quasi 3 milioni in forma grave. L’invecchiamento della popolazione rende poi la problematica ancora più urgente: difficoltà motorie, sensoriali o cognitive riguardano una quota sempre maggiore di cittadini.Ierfop come ti visito il museo 1

Per queste persone, il divario tra accesso fisico e partecipazione nei musei resta ancora ampio. Quasi due strutture su tre dispongono di rampe, piattaforme o ascensori e il 68,2 per cento ha servizi igienici a norma. Le percentuali scendono però per strumenti di orientamento e comprensione: percorsi cognitivi, materiali tattili o in braille, mappe accessibili, video in Lis e comunicazione aumentativa sono infatti ancora poco diffusi. Non si tratta soltanto di poter entrare in una struttura, ma capire, scegliere e partecipare.

Le soluzioni

Il Pnrr ha destinato 300 milioni di euro alla rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi. Accanto agli interventi strutturali crescono anche soluzioni digitali capaci di adattare i contenuti: testi semplificati, audiodescrizioni, sottotitoli, video in Lis, stimoli ridotti e alternative audio, visive e testuali.

Un esempio è il Castello del Buonconsiglio di Trento, dove un’app propone quattro itinerari: standard, per famiglie con realtà aumentata, in Lis sottotitolato e con audiodescrizioni. Il coinvolgimento di interpreti, esperti e persone con disabilità mostra come l’accessibilità funzioni meglio quando nasce dall’ascolto diretto degli utenti.

Il progetto World4All

Nel turismo, le barriere si frappongono tra il viaggiatore e la meta spesso prima della partenza: informazioni generiche o non verificate possono impedire di pianificare uno spostamento in sicurezza e autonomia. Da qui nasce World4All, progetto avviato da Marco Bottardi a Desenzano del Garda per rendere l’accessibilità di luoghi, servizi e territori più misurabile e trasparente.

Il modello combina audit tecnici, dati certificati, formazione e intelligenza artificiale, analizzando oltre 300 variabili: non solo aspetti architettonici, ma anche bisogni motori, visivi, uditivi, cognitivi e sensoriali. «La disabilità non coincide con la condizione individuale», spiega Francesca Serra, disability manager di World4All, «ma nasce anche dal rapporto tra persona e ambiente. Per questo» conclude, «l’accessibilità non riguarda solo chi usa una carrozzina: servono informazioni specifiche per esigenze diverse».

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