L’Ia non sempre fa rima con disabilità
Di Rossella Boette
Sempre più persone si rivolgono all’intelligenza artificiale per avere informazioni in tempi rapidi. Tra queste ci sono anche caregiver e persone con disabilità che vogliono informazioni sulla legge 104, l’invalidità civile, l’indennità di accompagnamento e altre tematiche sulla disabilità. Ignorando però, i molteplici rischi. Questi strumenti sono disponibili 24 ore su 24 e rispondono in modo chiaro e rassicurante, pur nascondendo però lati negativi.
I rischi
Le legali del Centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Ledha, lega per i diritti delle persone con disabilità, ricevono continue richieste relative a informazioni errate o non aggiornate, generate proprio dall’Ia.
Si tratta di norme citate in modo improprio, benefici inesistenti, procedure non più valide e soglie Isee riferite ad anni passati.
È comprensibile utilizzare l’intelligenza artificiale per cercare di avere risposte in un contesto burocratico mutevole, ma è proprio questo il problema. I sistemi basati sull’Ia tendono a rassicurare e confermare, anche se hanno torto, perché i dati di addestramento hanno una scadenza e sono basati su dati raccolti fino a un certo momento.
Nel momento in cui si chiede un’informazione recente, il chatbot potrebbe quindi fare riferimento a procedure relative agli anni precedenti e quindi non più valide.
In materia di disabilità è quindi un punto critico perché le soglie Isee, i criteri di accesso ai servizi e le procedure di richiesta cambiano continuamente.
Le normative
La normativa della disabilità è territoriale e opera su tre livelli: nazionale, regionale e locale.
Le app di intelligenza artificiale tendono invece a rispondere unicamente a livello nazionale, trattando le norme in modo uniforme su tutto il territorio.
Un altro difetto da non sottovalutare è che, quando i chatbot non possono dare una risposta precisa, tendono comunque a fornire un testo coerente e apparentemente corretto, citando norme talvolta inesistenti.
Come utilizzare l’Ia in modo corretto
L’intelligenza artificiale può essere d’aiuto per comprendere il linguaggio burocratico di un documento, una lettera dell’Inps o un comunicato presente sul sito ufficiale della propria Regione o del proprio Comune.
Può essere utile anche per correggere la forma di una comunicazione scritta, correggere refusi o rendere il tono adatto al destinatario.
Non è affidabile per sapere a quali prestazioni si ha diritto, quali procedure seguire o come interpretare una norma in una situazione specifica.