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Violenza sulle donne: abusi fisici o sessuali prima dei 16 anni per tre milioni di italiane

Di Roberta Gatto

violenzaIl fenomeno della violenza sulle donne riguarda soprattutto contesti familiari e relazionali, mentre resta altissima la quota di chi non ne parla con nessuno. È quanto emerge dal report “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – Anno 2025” realizzato dall’Istat e basato sulla terza indagine sulla sicurezza delle donne, condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026.

Secondo l’indagine, sono circa tre milioni le donne italiane tra i 16 e i 75 anni ad aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni: il 15,3 per cento del totale. Tra le donne straniere della stessa fascia d’età la quota è dell’11,4 per cento, pari a oltre 244mila persone.

La minaccia è in casa

Le violenze durante l’infanzia e la prima adolescenza avvengono soprattutto per mano di persone conosciute o all’interno dell’ambito familiare, una dinamica presente anche negli episodi subiti dopo i 16 anni. Tra le straniere, l’incidenza più alta riguarda le rifugiate, con il 22,4 per cento (circa 7.260 donne) mentre le rumene registrano un dato vicino a quello delle italiane, pari al 14,6 per cento e corrispondente a 71.800 donne. Seguono le filippine, con il 12 per cento, pari a 8.800 donne.

Per quanto riguarda la violenza sessuale, l’8,2 per cento delle italiane (poco meno di 1 milione e 650mila donne) e il 3,4 per cento delle straniere, circa 72.700 donne, riferiscono di aver subìto almeno un abuso prima dei 16 anni. La maggior parte degli episodi si concentra tra gli 11 e i 16 anni, ma tra le vittime italiane l’8,2 per cento colloca il primo episodio addirittura prima dei 6 anni.

Le forme della violenza

L’indagine considera quattro forme di violenza: essere costrette a posare nude, essere toccate nelle parti intime contro la propria volontà, essere costrette a toccare le parti intime di un’altra persona o subire un rapporto sessuale forzato.

La violenza fisica riguarda percentuali simili tra italiane e straniere, rispettivamente il 9,2 per cento e il 9,6,  mentre quella sessuale risulta più frequente tra le italiane, con l’8,2 per cento contro il 3,4 per cento delle straniere. Rispetto alla precedente indagine del 2014, il dato sulle violenze sessuali subite prima dei 16 anni diminuisce dal 10,6 per cento al 7,8. Tuttavia, l’Istat mette in luce un dato già emerso del 2006 e del 2014: esiste un legame stretto tra le violenze subite nell’infanzia e quelle vissute in età adulta.

Nei casi di contatti indesiderati o di costrizione a toccare le parti intime dell’autore, sono quasi sempre figure maschili appartenenti alla rete familiare e relazionale a perpetrare la violenza. Tra le italiane, conoscenti, amici, amici di famiglia o compagni di scuola rappresentano poco meno di un quarto degli autori indicati; tra le straniere prevalgono amici, amici di famiglia o compagni di scuola, mentre il padre o il patrigno è tra le figure più ricorrenti. Nella forma più grave, la costrizione a un rapporto sessuale, le italiane indicano soprattutto conoscenti, amici o altri parenti come autori dell’abuso; tra le straniere hanno un ruolo rilevante gli sconosciuti e i conoscenti, mentre il padre o patrigno compare nel 21,7 per cento dei casi.

Le difficoltà a denunciare

Il silenzio resta uno degli aspetti più drammatici del fenomeno: il 58,4 per cento delle italiane e il 58,3 per cento delle straniere che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni dichiarano di non averne parlato con nessuno al momento dell’accaduto. Il ricorso alle istituzioni è molto limitato, così come la possibilità di parlarne a scuola. La senatrice Valeria Valente, componente della Commissione Femminicidio, ricorda come “l’orco sia in casa” e sottolinea la necessità dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e nelle agenzie educative.

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