Ma posso votare? «Si valuta la possibilità di…»
Di Bachisio Zolo
È successo in Parlamento, durante l’esame della nuova legge elettorale. Al momento del voto a cui erano chiamati tutti i deputati e anzi venivano quasi contingentati per non incorrere nel rischio di andare sotto (nei voti), ecco la richiesta: assicurare ai deputati con disabilità di poter accedere al voto. Cioè, ciechi, sordi, con disabilità intellettive o con qualsiasi altra necessità di accessibilità, di poter avere tutte le informazioni comprensibili e accessibili per adempiere la modalità di voto. Sembrava una richiesta banale, ovvia, quasi superflua. E invece? La ministra Maria Elisabetta Alberti, coniugata Casellati, quella con il nome e il cognome che quasi rievoca una famigerato film di Fantozzi, chiede e ottiene venga cambiata la richiesta. Come? Anziché l’impiego del verbo “assicurare” il diritto al voto delle persone con disabilità, ha chiesto di sostituirla con la locuzione “valutare l’opportunità di….”. Apriti cielo!
Per Massimo Prosperococco, già Disability manager all’Università degli studi dell’Aquila quasi andava di traverso il respiro.
«È stato chiesto al Governo di assicurare che le persone cieche, sorde, con disabilità intellettive o con altre esigenze di accessibilità» sottolinea Massimo Prosperococco, «possano ricevere informazioni comprensibili e accessibili sulle modalità di voto e possano esercitare questo diritto senza barriere, e la ministra Maria Elisabetta Alberti, coniugata Casellati ha voluto sostituire la dicitura “assicurare” con quella di “valutare l’opportunità” del voto.
«Da persona con disabilità» quasi ruggisce Prosperococco, «questa espressione mi fa arrabbiare. Ma soprattutto mi ferisce. Perché il mio diritto di voto non è un’opportunità che qualcuno deve valutare. È un diritto». E il diritto è anche stampigliato su un Codice neanche di poca importanza: la Costituzione italiana. «L’articolo 48 della Costituzione dice che il voto è personale ed eguale, libero e segreto» insiste il Disability manager de l’Aquila, «quindi non “eguale se possibile”. Non “eguale se ci sono le condizioni”. Non “eguale se il Governo ne valuterà l’opportunità”. Eguale». Risultato? La riformulazione è stata rifiutata e Governo e maggioranza hanno bocciato l’ordine del giorno.
«Sì, però noi dobbiamo aspettare anche che qualcuno valuti se sia opportuno garantirci pienamente il diritto di voto» lamenta ancora Massimo Prosperococco, «ma io non voglio privilegi, favori, concessioni, ma essere un cittadino come tutti gli altri». E un desiderio, l’ultimo: «dentro il Parlamento della Repubblica italiana, avrei voluto sentire una sola parola: garantire i diritti e non renderli opportuni».