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Intervista al sindaco di Sanluri Alberto Urpi

Di Vito Fiori

sindaco«Prima della crescita economica, qui c’è stata una grande crescita culturale. Pochi contributi pubblici, la gente pensava soprattutto a formarsi e a trovare un lavoro». Alberto Urpi, 48 anni, consigliere regionale, al suo terzo mandato da sindaco di Sanluri, non nasconde una certa soddisfazione. «Diciamo che nel tempo, si sono creati i presupposti perché si raggiungessero questi risultati. Esiste da sempre una buona connessione tra pubblico e privato, è evidente che la nostra comunità sia ispirata al lavoro».

Che significa, non avete poveri, disoccupati o persone in difficoltà? «Non volevo dire questo, ci sono pure da noi e stiamo notando, anche se non sono molti, che la povertà sta aumentando. C’è una nuova classe di poveri, provenienti soprattutto da quella che un tempo era la middle class. A Sanluri, rispetto ad altri centri del Medio Campidano, le case costano di più e non tutti se lo possono permettere, quindi acquistano nei paesi vicini e quindi devono viaggiare, e spendere, per andare al lavoro o per accompagnare i figli a scuola».

Intanto, giusto per capire che i servizi alla persona non sono da sottovalutare, la spesa sociale di quest’anno ammonta a 4 milioni e mezzo di euro. «Certo» spiega Urpi, «e sta aumentando ogni anno. Spendiamo solo per le persone con disabilità 2,2 milioni per famiglie e anziani circa 354 mila euro, alla cosiddetta esclusione sociale oltre un milione. Del totale, 3 milioni sono destinati ai contributi, il resto ai servizi». Qual è il problema che la preoccupa maggiormente? «Senz’altro la lunga degenza, le cure post ospedaliere. Nella nostra Provincia abbiamo appena 80 posti letto, ne servirebbero almeno altri 100. Ma il discorso delle Rsa è di competenza della Regione. Qui manca un Hospice».

In sintesi, non sono solo rose e fiori, qualche spina esiste anche da queste parti. «Ci mancherebbe» ammette il sindaco, «abbiamo sempre più cittadini che hanno difficoltà a pagare l’affitto o le bollette, e sono persone che lavorano. Interveniamo spesso per sanare queste situazioni. Il nostro, proprio per il tipo di economia che si è sviluppato, è un centro dove si vive velocemente, dove sta mancando, in maniera sempre più marcata, quel rapporto sociale alla base di ogni comunità. Capisco sia inevitabile, però, come Comune stiamo cercando quantomeno di essere presenti in qualsiasi momento. Chi vive un disagio corre il rischio di peggiorare la sua condizione e noi non possiamo permetterlo».

Quindi? «Il nostro bilancio sociale vuole mettere al centro la persona, è la ragione per cui investiamo nella scuola, nello sport e nelle attività culturali, sono settori fondamentali per far vivere meglio tutti. Poi è scontato che occorra mettere risorse per aiutare chi è stato meno fortunato e noi non ci tiriamo indietro».

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