Pawsitivity, ovvero come cani e gatti aiutano il benessere mentale
Di Roberta Gatto
La presenza di un cane o di un gatto può migliorare il ritmo delle giornate, con effetti positivi sulla salute. Le piccole abitudini condivise creano “pawsitivity”, (da “paw” che significa zampa e “positivity”, ovvero positività), un termine nato per raccontare gli aspetti positivi del rapporto tra persone e animali domestici. In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, celebrata il 10 ottobre, il tema è tornato al centro dell’attenzione anche se i ricercatori, però, invitano alla prudenza: vivere con un animale può favorire esperienze piacevoli e offrire sostegno affettivo nella quotidianità, ma non equivale a una terapia per ansia, depressione o altri disturbi psicologici.
Cani e gatti migliorano la giornata
Secondo diversi studi, le interazioni quotidiane con cani e gatti possono aumentare le emozioni positive e diminuire quelle negative. Accarezzare un animale, giocare con lui o semplicemente averlo vicino può offrire una pausa dallo stress quotidiano e ci consente di focalizzarci sul “qui e ora”, mettendo così da parte ansie per il futuro e pensieri negativi sul passato.
Il temperamento dell’animale, la qualità del legame, le responsabilità legate alla sua cura e la situazione personale di chi lo accudisce sono però fattori importanti, in grado di mitigare o aumentare gli effetti positivi sulla salute psicofisica.
Un rapporto molto stretto, infatti, può diventare impegnativo e frustrante, specie in mancanza di tempo, risorse economiche o di una valida rete di supporto.
Il cane: benefici per la salute
Il cane porta benefici innegabili sulla salute fisica. Molti di questi sono legati alle attività necessarie per il suo benessere: uscire più volte al giorno, camminare, esplorare spazi verdi e giocare all’aperto ci costringono a muoverci e possono favorire incontri con altre persone.
Diverse ricerche mostrano infatti una correlazione tra possesso di un cane e maggiore attività fisica, mentre gli effetti sulla salute mentale sono meno uniformi. Il punto chiave non è, quindi, la presenza del cane, ma la qualità della routine costruita con lui. Una passeggiata senza fretta, durante la quale l’animale può annusare e osservare l’ambiente, può essere utile a entrambi. Se si vive quel momento come un dovere da sbrigare in fretta, invece, gli effetti positivi diminuiscono drasticamente.
Il gatto: un amico solitario
Il gatto propone una forma di relazione diversa da quella del cane, ma non per questo meno valida. Può infatti cercare il contatto, ma ha anche bisogno di scegliere quando avvicinarsi e quando restare da solo. Rispettarne l’autonomia significa offrirgli rifugi tranquilli, punti sopraelevati da cui controllare l’ambiente e occasioni di gioco coerenti con i suoi comportamenti naturali. Sessioni brevi, basate sull’inseguimento e sulla cattura, possono stimolarlo senza sovraccaricarlo. L’affetto, in questo caso, non coincide con l’essere sempre disponibili: lasciare al gatto la possibilità di dire “basta” è parte essenziale di un legame sano e permette anche al padrone di avere i propri spazi.
Le ricerche
Possedere un cane o un gatto può quindi apportare importanti effetti positivi alla salute psicofisica delle persone. Ma allora perché non tutti ottengono gli stessi benefici? Alcuni studi collegano l’attaccamento a un animale a un maggiore benessere; altri rilevano effetti negativi oppure non trovano associazioni significative. Anche il semplice possesso di un cane o di un gatto non sembra ridurre in modo certo il rischio complessivo di depressione. Le ragioni possono essere numerose: le condizioni di partenza delle persone, il tipo di relazione, i costi economici, le difficoltà di gestione e perfino la perdita dell’animale. Per questo cani e gatti non devono essere presentati come sostituti di psicologi, psichiatri o altri professionisti. Possono offrire compagnia e conforto, ma una sofferenza psicologica importante richiede sempre e comunque un aiuto qualificato.