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Età biologica, uno studio sul metabolismo svela i segni dell’invecchiamento

Di Vito Fiori

anzianoDue persone della stessa età possono avere organismi che invecchiano a ritmi decisamente molto diversi. La differenza risiederebbe nello stato del metabolismo, che potrebbe offrire indizi preziosi sul rischio di sviluppare malattie croniche e sulla salute nel corso del tempo.

A esplorare questo legame è un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine, dove si è analizzato il sangue di 18.476 persone, di età compresa tra uno e 96 anni, reclutate in sei centri in Cina. Attraverso la metabolomica, la disciplina che studia le piccole molecole coinvolte nei processi biologici, i ricercatori hanno identificato 56 metaboliti associati all’età, utilizzandoli per sviluppare un vero e proprio orologio metabolico, in grado di stimare l’età biologica dell’organismo con il profilo molecolare del sangue.

Un orologio biologico per individuare i rischi

Utilizzando modelli di intelligenza artificiale, il sistema è stato capace di stimare con una certa accuratezza l’età dei partecipanti. Ma il risultato più significativo riguarda la relazione tra età metabolica e condizioni di salute.

Le persone il cui profilo metabolico appariva più invecchiato rispetto alla loro età anagrafica presentavano, infatti, condizioni di salute generalmente peggiori e un rischio più elevato di sviluppare patologie come diabete, ipertensione e steatosi epatica. Nel periodo di osservazione, a un’età metabolica più avanzata risultava associato anche un aumento complessivo della mortalità. I risultati suggeriscono che il metabolismo possa rappresentare un indicatore utile per individuare precocemente alcune traiettorie di rischio, contribuendo a distinguere l’età anagrafica dallo stato di salute effettivo di una persona.

Fumo, alimentazione e attività fisica: il peso degli stili di vita

In particolare, un aspetto interessante dello studio tocca il rapporto tra profilo metabolico e abitudini quotidiane. Il fumo, l’esposizione al fumo passivo e alcuni comportamenti alimentari risultavano associati a un’età metabolica più elevata. Al contrario, l’attività fisica e il consumo di cereali misti mostravano associazioni favorevoli.

In un sottogruppo di partecipanti seguito nel tempo, i miglioramenti dello stile di vita si accompagnavano anche a cambiamenti positivi dell’orologio metabolico. Un dato, questo, che rafforza l’interesse per questi strumenti, pur senza dimostrare che le modifiche osservate siano direttamente responsabili di un rallentamento dell’invecchiamento biologico. Il profilo metabolico sembra dunque riflettere, almeno in parte, le condizioni di salute e le esposizioni accumulate nel corso degli anni. Tra le molecole individuate figurano metaboliti coinvolti nel ricambio del collagene, nel metabolismo degli aminoacidi, nella funzione renale e nelle interazioni con il microbiota intestinale: processi biologici che possono modificarsi con l’avanzare dell’età.

Un secondo indicatore per stimare il rischio di mortalità

Oltre all’orologio metabolico, i ricercatori hanno sviluppato un secondo indicatore, progettato per valutare più direttamente il rischio di mortalità. Nelle persone già affette da malattie croniche, questo parametro risultava associato al grado di fragilità e al numero di patologie presenti. Entrambi gli strumenti fornivano informazioni prognostiche aggiuntive rispetto ad alcuni indicatori clinici tradizionali. Il vantaggio nella capacità predittiva, tuttavia, era relativamente contenuto: un elemento importante per valutare le potenzialità reali di questi modelli nella pratica clinica.

I limiti della ricerca e le prospettive per la prevenzione

I risultati sono promettenti, ma richiedono ulteriori verifiche. Lo studio ha un disegno osservazionale, riguarda una popolazione prevalentemente cinese e prevede misurazioni ripetute nel tempo soltanto per una parte dei partecipanti. Sarà quindi necessario verificare se gli stessi risultati possano essere confermati in popolazioni con caratteristiche differenti.

Inoltre, una variazione dell’età metabolica non dimostra necessariamente che il processo biologico dell’invecchiamento sia cambiato: potrebbe riflettere anche modifiche temporanee dello stato di salute o del funzionamento del metabolismo.

Siamo quindi ancora lontani dalla possibilità di utilizzare questi strumenti per prevedere quanto vivrà una singola persona. La ricerca apre però una prospettiva rilevante per la medicina preventiva: se validati su larga scala, gli orologi metabolici potrebbero aiutare a riconoscere in anticipo alcuni profili di rischio e a monitorare meglio gli effetti degli interventi sullo stile di vita.

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