Ierfop, obiettivi raggiunti
Di Giuseppe Giuliani
Una serata nella sede di via Platone a Cagliari per presentare i risultati del progetto “Disabilità, istruzione, formazione, integrazione 2025”, i due docufilm che raccontano le attività di Ierfop e i due progetti, ormai al termine, “Deap” e “Go cloud! Go Secure!”. Ierfop traccia il bilancio, raggiunge gli obiettivi prefissati e lascia testimonianze anche digitali del lavoro svolto.
Un po’ di storia
L’inizio serve a inquadrare il percorso di Ierfop, iniziato in Sardegna nel 1988 e il cammino fatto in questi anni: oggi Ierfop fa formazione in quasi tutte le regioni italiane e copre in pratica l’80 per cento del territorio nazionale. Ha indirizzato la propria attenzione sulle persone con disabilità visiva, ma ha lavorato per istruire anche gli operatori che si occupano della loro formazione.
Tre punti sottolinea subito il presidente di Ierfop Roberto Pili: « abbiamo mantenuto il centro della nostra attività sempre in Sardegna, pur arrivando a operare anche in ambito europeo, siamo uno dei pochi enti a livello europeo che, facendo ricerca, può trasferire in pratica e in operatività le soluzioni trovate, siamo stati antesignani della riforma sulla disabilità». In quest’ultimo caso, Pili si riferisce all’obiettivo che l’ente ha sempre avuto, «non l’assistenzialismo, ma rendere, attraverso la formazione, le persone con disabilità visiva competitive nei lavori di fascia alta e coinvolte nelle scelte operate nei loro confronti».
I passi avanti
I numeri aiutano a capire la quantità di lavoro svolto tra il 2025 e ‘26: 113 corsi per persone con disabilità visiva, 31 per operatori, 3556 ore complessive di formazione.
A sintetizzare i passi avanti compiuti negli anni è il direttore della Formazione Bachisio Zolo «sono l’unico rimasto tra i fondatori di Ierfop e posso dire che quando siamo partiti non avevamo una sede nostra, ora ne abbiamo due a Cagliari, una a Sassari e, se necessario, possiamo fare il passo in altri centri sardi». Zolo cita anche la presenza e collaborazione a livello nazionale con l’Istituto ciechi di Torino, con la Fondazione Istituto dei ciechi di Milano e con l’Istituto Sant’Alessio di Roma.
Un anno importante
Quello di cui si traccia il bilancio viene definito anno importante dal direttore della Formazione perché, «abbiamo realizzato cose che sembravano azzardate, coinvolgendo persone con disabilità visiva, ma anche operatori e collaboratori di Ierfop», il riferimento è rivolto in particolare al viaggio lungo il Cammino di Santiago.
Il docufilm sull’attività
Buio in sala, parte il primo dei due docufilm realizzati dal regista e cineoperatore Marco Gallus, sullo schermo si susseguono voci e volti di collaboratori, formatori e corsisti che hanno dato vita alla attività di Ierfop. Sono numeri, esperienze e storie, soprattutto storie di chi conquista un po’ di autonomia attraverso un percorso di formazione, c’è chi impara a scaricare attraverso internet quei libri che accompagnano la sua giornata, chi si accorge che può affrontare un percorso cittadino anche senza una persona accanto, ma solo contando sulle proprie capacità e sulle nozioni acquisite. Chi, ancora, scopre il mondo intorno a sé, grazie alla tecnologia: «scatto una foto e la tecnologia mi legge quello che si vede», racconta una corsista.
Il laboratorio artistico e le guide sportive e quelle turistiche
Scorrono le immagini registrate durante le ore del laboratorio artistico accessibile “Fare con le mani”, dove dieci persone con disabilità visiva hanno ricostruito il proprio volto attraverso tatto e argilla. Cambio di scena e si va su una pista di atletica, dove ci si forma come guide sportive per accompagnare persone con disabilità visiva. Altro sfondo, altra attività: quella di chi deve accompagnare in una visita turistica una persona non vedente o ipovedente e anche in quel caso serve formazione specifica. L’improvvisazione non funziona.
Il Cammino di Santiago
Arriva il momento del secondo docufilm “Tra buio e luce”, quello che racconta il viaggio di 10 persone con disabilità visiva, 9 accompagnatrici, due guide esperte e un cineoperatore per 115 chilometri verso la cattedrale di Santiago de Compostela.
«Otto giorni di cammino, un anno di lavoro di preparazione» sintetizza Bachisio Zolo, «perché tutto andava curato nei dettagli». «I diritti delle persone con disabilità devono diventare esperienza, superare le carte e la teoria», gli fa eco Roberto Pili. Traspare orgoglio nel raccontare il lavoro che c’è alle spalle di una di quelle esperienze definite azzardate.
Le immagini lasciano andare emozioni e sensazioni dei partecipanti, registrate chilometro dopo chilometro. Spuntano momenti di gioia e fatica, abbozzi di amicizia e attimi di condivisione. I ruoli tra accompagnatrici e persone con disabilità visiva si mischiano e spesso si sovvertono: chi accompagna chi? Il gruppo procede nonostante qualche notte insonne, causa russamenti e raggiunge l’obiettivo.
“Deap” e “Go Cloud! Go Secure!”
La serata di bilanci si chiude con due progetti europei, ormai a conclusione del loro percorso e realizzati con partner internazionali. Li illustra Claudia Serra, project manager di Ierfop, “Deap”ha lo scopo di favorire lo sviluppo personale e l’emancipazione dei giovani con disabilità visiva attraverso l’educazione artistica, mentre “Go Cloud! Go Secure!”, è un modello di implementazione della sicurezza cloud per le piccole e medie imprese. Altri ambiti, altre competenze, altra testimonianza del raggio d’azione di Ierfop.