Ora solare 2026: Roma anticipa New York di una settimana
Di Roberta Gatto
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, alle tre, in Italia gli orologi torneranno alle due. Si potrà dormire un’ora in più, mentre alba e tramonto arriveranno un’ora prima secondo l’orologio. New York, invece, aspetterà il 1° novembre per passare al nuovo orario. Fino al cambio, Roma sarà quindi avanti di cinque ore rispetto agli Stati Uniti, anziché di sei.
Le differenze
Il disallineamento dipende da due calendari: nell’Unione europea l’ora legale termina l’ultima domenica di ottobre, negli Stati Uniti la prima di novembre. Una differenza di cui tenere conto quando si organizzano chiamate, appuntamenti o attività tra le due sponde dell’Atlantico. Per fare un esempio concreto, lunedì 26 ottobre Wall Street aprirà alle 14.30 italiane, invece delle consuete 15.30, e chiuderà alle 21 anziché alle 22.
Il caso di Giappone e Cina
Il Giappone ha abbandonato il passaggio all’ora solare già dagli anni Cinquanta. A spingere il Governo verso l’abolizione furono l’opposizione al cambiamento delle abitudini, le difficoltà nei ritmi agricoli e i timori di un maggiore carico di lavoro. Da allora Tokyo mantiene lo stesso orario tutto l’anno.
La Cina invece introdusse in via sperimentale il cambio stagionale dal 1986 al 1991, sospendendolo poi dal 1992. Il motivo? I risparmi sull’illuminazione non erano uniformi e non compensavano ovunque disagi e complicazioni organizzative, soprattutto ferroviarie. Inoltre, l’enorme estensione del territorio e l’adozione di un’unica ora nazionale rendevano il sistema ancora più difficile da gestire.
La proposta italiana
I due Paesi orientali non sono però gli unici ad aver abbandonato il cambio stagionale: gran parte del mondo, infatti, non sposta le lancette. Vicino all’Equatore, dove la durata del giorno varia poco durante l’anno, i vantaggi sono limitati. Altrove contano clima, consumi e abitudini. Il cambio dell’ora non offre quindi gli stessi benefici ovunque, pertanto il passaggio da ora solare a ora legale e viceversa, non è diffuso a livello globale, ma limitato ad alcuni Paesi e a certe aree del Pianeta.
E in Italia? Proprio mentre il Paese si prepara a spostare nuovamente le lancette indietro di un’ora, il Parlamento discute la possibilità di abbandonare il cambio stagionale. Il 15 ottobre, alla Camera, il deputato Andrea Barabotti ha illustrato una proposta in tal senso, con l’obiettivo di sostenere l’adozione dell’ora legale permanente in Italia e a favorire la ripresa del negoziato europeo.
Secondo le stime presentate, mantenere l’ora legale anche nei mesi invernali potrebbe consentire di risparmiare ulteriori 160 milioni di kilowattora all’anno, portando il beneficio complessivo a circa 462 milioni di kilowattora, per un valore economico stimato attorno ai 120 milioni di euro.
Tra le possibilità da valutare c’è anche una sperimentazione a livello europeo, alla quale potrebbe partecipare anche il nostro Paese, per misurare gli effetti sui consumi energetici, sulla salute, sull’economia e sulla vita quotidiana.