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Diagnosi di autismo: che fare?

Di Rossella Boette

autismoL’Associazione Get Aut! Ats da sempre impegnata nel campo dell’autismo, ha l’obiettivo di realizzare il progetto “Dopo di noi” a supporto dei ragazzi autistici e delle loro famiglie. L’Agenzia Dire ha scelto di raccontare, con l’aiuto della presidentessa, la storia del centro, i suoi progetti e gli obiettivi futuri. «Le famiglie sono sole» dichiara la presidentessa dell’associazione Lavinia Gambardella, «da noi ricercano accoglienza e informazioni utili».

Le attività dell’associazione

In Italia sono più di 500mila le famiglie con figli autistici e questo comporta una continua ricerca di equilibrio emotivo e pratico nella vita di tutti i giorni. Spesso però ci si scontra con il pregiudizio e molte famiglie vengono quindi lasciate sole. Per questo il terzo settore rappresenta un vero e proprio supporto e l’Agenzia Dire ha deciso di raccontare l’esperienza dell’associazione Romana Get Aut! Ets attiva con ben quattro progetti che vanno da Chef Gourmet, scuola di cucina e pasticceria diretta da Giulia Stefanina, all’orto realizzato in collaborazione con l’Università Luiss di Roma. C’è poi il progetto di nuoto in collaborazione con la Federazione italiana nuoto e infine, il progetto di atletica inclusiva, dove i ragazzi sono seguiti e allenati dal coach Danilo Gallerini, ex atleta della società basket Roma.

La nascita dell’associazione

Get Aut! Aps nasce nel 2023 grazie alla volontà di tre famiglie (ora componenti del direttivo) di costruire qualcosa per i propri figli autistici e aiutare le famiglie con le stesse difficoltà. A oggi le famiglie iscritte sono circa 30, con figli di età compresa fra i 10 e i 21 anni e con diversi gradi di autismo.

«Accettare la disabilità di un figlio è difficile» dichiara Gambardella, «di solito le mamme sono più attente perché passano più tempo con loro, a differenza dei padri, che all’inizio fanno magari più fatica ad accettare anche se poi si mettono in gioco e fanno la loro parte».

Le diagnosi tardive

In passato le diagnosi arrivavano in ritardo. Prima dei 3 anni, nessun neuropsichiatra metteva nero su bianco la diagnosi di autismo. È successa la stessa cosa a Guido, figlio di Lavinia Gambardella oggi 14enne, al quale è stato diagnosticato l’autismo quando aveva 3 anni di vita. «Solo le maestre dell’asilo nido mi hanno fatto notare delle differenze rispetto agli altri bambini» dice Gambardella, «e mi hanno consigliato di rivolgermi a specialisti».

A oggi, i pediatri sono in grado di fare una diagnosi precoce entro l’anno di vita del bambino anche se i pregiudizi sono ancora tanti. Spesso si scambiano determinati comportamenti per maleducazione e per i ragazzi stessi manca un supporto psicologico.

Le terapie costose

Il tema del peso economico delle terapie a carico delle famiglie è sempre più rilevante, soprattutto nei nuclei con un solo reddito. Le mamme sono spesso costrette a lasciare la propria professione per seguire i figli e si fa fatica ad arrivare a fine mese. «Le terapie private sono molto costose» sottolinea Gambardella, «e spesso è difficile entrare nei centri convenzionati per ricevere terapie gratuite, anche perché le liste d’attesa sono lunghe e la tempestività è importante. Ci vorrebbero più centri convenzionati capaci di accogliere tutti».

Cosa c’è nel futuro di Get Aut! Aps?

«Vogliamo realizzare un progetto per il “Dopo di noi”» dice Lavinia Gambardella, «un progetto comprendente la realizzazione di una Cohousing per il futuro dei nostri ragazzi, magari in collaborazione con altre associazioni come DivertiTempo Ets e Luconlus, entrambe operative a Roma».

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