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Tumore al seno, nuove terapie migliorano le prospettive di cura

Di Vito Fiori

medicoLa mortalità per tumore al seno, nel nostro Paese è diminuita di circa il 6 per cento tra il 2007 e il 2019. Allo stesso tempo, la sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto l’89,5 per cento stando ai dati di AirTum e Aiom. Risultati importanti, dunque, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi evidenti delle terapie. La ricerca, in ogni caso, continua a confrontarsi con forme particolarmente aggressive, come il carcinoma mammario triplo-negativo, per il quale sembrano emergere nuove e confortanti opzioni di trattamento.

Tumore triplo-negativo, nuovi bersagli terapeutici

Il carcinoma mammario triplo-negativo rappresenta circa il 10-15 per cento dei tumori al seno ed è più frequente nelle donne giovani e nelle portatrici di mutazioni del gene Brca1. La sua particolarità è l’assenza dei recettori per estrogeni, progesterone e Her2, che rende inefficaci alcune delle principali terapie mirate usate contro altre forme di tumore mammario. Anche l’immunoterapia non è indicata per tutte le pazienti, nello specifico per quelle i cui tumori non esprimono la proteina PD-L1.

La malattia ha storicamente presentato una prognosi sfavorevole, specie nella fase metastatica. Oggi, però, la ricerca sta estendendo le possibilità di cura grazie a farmaci come i Parp-inibitori e gli anticorpi coniugati (Adc), molecole progettate per riconoscere le cellule tumorali e veicolare al loro interno un potente chemioterapico.

Come sottolinea Giampaolo Bianchini, oncologo dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e ricercatore Airc, il termine “triplo-negativo” non deve più essere interpretato come sinonimo di assenza di bersagli terapeutici: i progressi scientifici stanno infatti individuando nuove vulnerabilità contro cui intervenire.

Sacituzumab govitecan, risultati promettenti

Tra i farmaci più studiati figura Sacituzumab Govitecan, un anticorpo coniugato già approvato in Italia dalla seconda linea di trattamento del carcinoma mammario triplo-negativo metastatico. Lo studio Ascent ha mostrato una riduzione di circa il 50 per cento del rischio relativo di morte e superiore al 60 per cento del rischio di progressione della malattia.

Le ricerche più recenti hanno valutato positivamente il farmaco anche come trattamento iniziale. Nello studio Ascent-03, condotto su pazienti non idonee all’immunoterapia, Sacituzumab Govitecan ha prolungato la sopravvivenza libera da progressione a 9,7 mesi, contro i 6,9 mesi registrati con la chemioterapia standard, riducendo del 38 per cento il rischio di progressione o morte.

Lo studio Ascent-04/Keynote-D19 ha invece esaminato la combinazione con immunoterapia nelle pazienti con tumore PD-L1 positivo. Il trattamento sperimentale ha migliorato il controllo della malattia rispetto alla combinazione standard di chemioterapia e immunoterapia. Una riduzione o scomparsa del tumore è stata osservata in circa il 60 per cento delle pazienti, contro il 53 per cento del gruppo di controllo.

Datopotamab deruxtecan, nuove opportunità anche nelle recidive precoci

Risultati incoraggianti arrivano inoltre dallo studio internazionale Tropion-Breast02, che ha valutato Datopotamab Deruxtecan nelle pazienti con carcinoma mammario triplo-negativo avanzato o metastatico non idonee all’immunoterapia.

Rispetto alla chemioterapia standard, il farmaco ha migliorato sia la sopravvivenza libera da progressione sia quella globale. Il tasso di risposta è stato del 63 per cento contro il 29 per cento ottenuto con la chemioterapia.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda le pazienti con recidive precoci, generalmente associate a una prognosi peggiore. In attesa della rimborsabilità, il farmaco è stato reso accessibile anche in Italia attraverso un programma di accesso compassionevole.

Nel complesso, gli studi Ascent-03, Ascent-04 e Tropion-Breast02 indicano nuove possibilità per migliorare il trattamento iniziale della malattia metastatica, anche quando l’immunoterapia non è utilizzabile o è già stata somministrata nelle fasi precedenti.

Cure sempre più personalizzate

Accanto ai nuovi farmaci, un ruolo crescente è svolto dalla medicina di precisione. Uno studio del gruppo di Bianchini, sostenuto da Fondazione Airc e pubblicato su Annals of Oncology, ha evidenziato l’importanza di analizzare le caratteristiche biologiche del tumore prima della terapia e di monitorarne i cambiamenti nel corso del trattamento.

Queste valutazioni potrebbero aiutare a individuare le pazienti che godono di maggior beneficio dall’associazione di chemioterapia e immunoterapia e consentire di adattare le cure in base alla risposta individuale.

Anche l’impiego più mirato delle terapie consolidate può migliorare gli esiti clinici. Lo studio italiano Palmares-2 ha analizzato, nella pratica quotidiana, l’efficacia degli inibitori di Cdk4/6 associati alla terapia ormonale nelle pazienti con carcinoma mammario avanzato Hr-positivo e Her2-negativo. I risultati confermano l’efficacia e la sicurezza della combinazione anche nelle donne con più di 75 anni, una fascia di popolazione spesso più fragile. La sfida, dunque, non riguarda soltanto lo sviluppo di nuovi medicinali, ma anche la capacità di scegliere il trattamento più adatto per ciascuna paziente.

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