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Virus e batteri, perché si diffondono più velocemente

Di Vito Fiori

raffreddoreUn virus può attraversare il Pianeta in meno di 24 ore, raggiungere un altro continente ancor prima che la persona infetta mostri i primi sintomi e trasformare un viaggio in aereo o una vacanza in nave in un’occasione di contagio collettivo. Lo dimostrano alcuni episodi recenti, come quello che lo scorso luglio ha coinvolto 120 passeggeri di una nave da crociera, colpiti dal Norovirus. Trasporti internazionali, città sempre più affollate, cambiamenti climatici e intensissimi scambi commerciali rendono infatti più agevole la circolazione degli agenti infettivi, aumentando le occasioni di esposizione e trasmissione.

Un fenomeno che pone una domanda urgente: come individuare in anticipo i rischi e, soprattutto, come impedire che un’infezione locale si trasformi rapidamente in un problema su scala internazionale? Nella rubrica “Salute” del quotidiano La Repubblica, il tema viene affrontato cercando di capire come poterci difendere.

Il mondo corre e i virus viaggiano con noi

A spiegare il meccanismo è Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. La sua premessa è chiara: «Oggi virus e batteri possono diffondersi nel mondo molto più rapidamente rispetto al passato, ma non perché siano diventati biologicamente più veloci: è il mondo che ha accelerato la loro circolazione».

Il principale fattore di accelerazione è rappresentato dalla mobilità internazionale. I collegamenti aerei, sempre più frequenti e capillari, consentono infatti a persone potenzialmente contagiose di raggiungere destinazioni molto lontane in poche ore.

«Un tempo un agente infettivo poteva impiegare settimane o mesi per raggiungere un altro continente» dice, «oggi, grazie ai collegamenti, una persona infetta può attraversare il pianeta in meno di 24 ore. E spesso prima di manifestare i sintomi». È proprio questo intervallo, tra il momento del contagio e la comparsa delle prime manifestazioni cliniche, a rendere più complesso il controllo della diffusione. Una persona può spostarsi, entrare in contatto con decine o centinaia di altre persone e contribuire alla circolazione del patogeno senza sapere di essere già infetta.

Globalizzazione, città e clima: tutti i fattori che favoriscono i contagi

La velocità negli spostamenti, comunque, non è il solo fattore determinante. La diffusione delle infezioni risente di una combinazione di aspetti ambientali, sociali ed economici. «Abbiamo la globalizzazione da una parte e l’utilizzo massiccio dei trasporti aerei dall’altra» spiega l’esperto, «milioni di persone si spostano tutti i giorni, collegando aree geografiche molto distanti. Ma anche l’urbanizzazione fa la sua parte. Le grandi metropoli favoriscono i contatti ravvicinati, potendo così amplificare la trasmissione di agenti patogeni».

A incidere sono anche le trasformazioni ambientali. «I cambiamenti climatici, ad esempio» prosegue il virologo, «l’aumento delle temperature e le modificazioni delle precipitazioni possono favorire l’espansione geografica di vettori come le zanzare, aumentando il rischio di dengue, chikungunya e altre arbovirosi. Inoltre, a influire sul contagio ci sono la mobilità di merci e animali, visto che il commercio internazionale può facilitare la diffusione di microrganismi, vettori e batteri resistenti agli antibiotici e le alterazioni degli ecosistemi: parlo di deforestazione, urbanizzazione e maggiore contatto tra esseri umani e animali, che possono creare nuove occasioni di trasmissione zoonotica».

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