E tu conosci la storia del Braille?
Di Rossella Boette
Tantissime persone con disabilità visiva utilizzano in tutto il mondo il codice di letto-scrittura Braille. Non tutti però conoscono la sua storia.
Dall’alfabeto ingrandito ai puntini in rilievo, passando per dattilo-Braille e imput braille digitale, ecco l’evoluzione di questo codice come lo conosciamo oggi.
La storia
Leggere, scrivere, studiare e conoscere il mondo sono cose diventate quasi scontate nella nostra società, eppure, nel caso delle persone con disabilità visiva, la possibilità di raggiungere questi traguardi si deve soprattutto alla nascita del Braille.
Prima di questo codice infatti, per leggere bisognava seguire l’intero alfabeto e l’idea di trasformare una pagina in un qualcosa da vedere con le mani, alla fine del 700 appariva impossibile. Eppure, a Parigi, Valentin Haüy prova a far diventare questa idea una realtà concreta.
La soluzione
Valentin non utilizzava simboli differenti dal normale alfabeto, ma ingrandiva e sollevava appena le lettere dalla carta. In questo modo, una persona cieca riusciva a riconoscere la lettera seguendone il contorno con le dita.
La prima prova
La prima prova importante risale al giugno del 1784, quando Valentine Haury utilizza il suo metodo per insegnare la lettura a un ragazzo cieco. Il giovane imparò così a leggere nel giro di tre mesi, dimostrando come il tatto potesse essere una valida alternativa alla vista.
Due anni dopo, a Parigi viene pubblicato “l’Essai Sur L’éducation des Aveugles”, primo libro dedicato interamente alle persone cieche, che presenta però, un problema pratico: le lettere ingrandite occupano troppo spazio e riconoscerle risulta impegnativo.
Valentine Haury aveva dimostrato come grazie al tatto, leggere era possibile, ma per arrivare al Braille come lo conosciamo oggi, bisognerà aspettare l’intervento di Louis Braille.
L’evoluzione finale
Nel 1825 Louis Braille inventa l’omonimo alfabeto e lo crea ispirandosi al codice militare notturno a 12 punti, per poi presentarne la versione ufficiale nel 1829.
Grazie alla combinazione di sei punti in rilievo capaci di essere letti semplicemente poggiandoci sopra il polpastrello, Louis Braille ha aperto le porte non solo della scrittura e della lettura, ma anche della matematica, della fisica e della musica.
Nel tempo, il codice si è evoluto anche in chiave digitale, grazie alla barra Braille e all’imput Braille per smartphone e tablet, pur rimanendo valido anche con la macchina da scrivere e con la classica tavoletta.
Un sistema che, pur capace di evolversi, non necessita di connessione a internet, cavi o alimentatori di nessun tipo, proprio come la carta stampata.